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sabato 31 agosto 2013

Differenza tra Filosofia Olistica e Visione d'Insieme

filosofia formazione olismo visione d'insieme
Alzi la mano che non equipara a quest'immagine a fianco della parola olistico...non fate i furbetti solo perché non riesco a vedervi questo non vuol dire che tutte le volte che vediamo un'immagine simbolica di questo genere non ci emergano tutta una serie di evocazioni esistenzialiste o para esistenzialiste..

..quando invece se provate a digitare visione d'insieme su google immagini non ne salta fuori neanche una come sintesi semantica almeno di livello accettabile..

..ovviamente non manca il quadro astratto del pittore bravo il cui significato di rimando alla sua pittura spettacolare è noto soltanto a lui....ma la visione d'insieme ciò non è...e vi confesso anziché dire idiozie come quella all'inizio di questo post la domanda che adesso vi farei volentieri è:

"Cosa vi evoca o fa affiorare alla mente la parola Visione d'insieme?"


Non starò qui certo a parlare sopra Wikipedia la loro definizione di Olismo mi soddisfa pienamente bensì in questo Post è mio interesse metterla a confronto con la visione d'insieme ma per farlo prima bisognerà trafiggere con lo spiedo niente poco di meno che si proprio lui Mister Edgar Morin  e la sua visione alternativa inerente proprio questo argomento che com'è noto ha trattato ampiamente nel corso della sua carriera.

Prima di passare all'analisi vera e propria questa volta anticipo quelle che di norma sono le conclusioni e vediamo se almeno questa volta con questo trucco percettivo riesco a stemperare il mio tono spesso iper-critico con la teoria delle questioni aperte dei filosofi pedagogisti contemporanei che se pur lodevoli come Edgar per il loro profondo senso dell'umanità e per il loro impegno speso a voler far progredire una materia oramai aleatoria come la pedagogia verso una finalità etica costruttiva e positiva all'atto pratico mancano sempre di chiudere il cerchio in quanto non pragmatici.

Questa costatazione è il tallone di Achille di tutti i pedagogisti nessuno escluso fiumi di chiacchere e parole inconcludenti che conducono alle utopie e che spesso a forse di  girarci intorno finiscono per perdere ogni contatto con la realtà e per vedere solo i marco temi a dispetto dei micro e che paradossalmente sono anche i più vicini.

Così nascono le Associazioni, Fondazioni Organizzazioni come ad esempio l'Unesco  e tante altre costellazioni celesti a cui queste menti da filosofo possono dedicare la propria attenzione ed aspirare mentre a noi rimane da fare da pari ad i loro piedi mentre attraversano la buche che oramai da tempo essi non vedono più.

Questa rivelazione ahimè non più scioccante in quanto è la norma può voler dire che tutti i pedagogisti contemporanei soffrono dello stesso male la cui causa comporta l'inconclusività manifesta delle proprie teorie.

Una delle ragioni potrebbe essere proprio inerente un errore basico nel quadro teorico inerenti gli approcci di analisi e riflessione delle realtà.

La principale evidenza che ho constatato è che non possiedono una Visione d'insieme in generale ma soprattutto che mancano proprio in quel settore che dovrebbe rappresentare secondo loro insistenza lo danno 10 a 1 la sintesi il cui nucleo è la soluzione del male culturale dei nostri tempi ovvero  il Trans-disciplinare inteso come risoluzione dell'atavica questione della divisione tra la scienza e la conoscenza umanistica.

Morin non fa differenza rispetto agli altri il martello della sua volontà tenace batte sull'incudine in cui vede un monoblocco inscalfibile relativo alla visione paradigmatica resistente dell'eterna divisione tra pensiero umanistico e quello scientifico ; e come contraddirlo? Egli ha ragione tutta la sua Tesi è coerente ma quando poi andiamo a stringere sulle soluzioni pratiche che ci offre non solo non ne ha ma è palese che la società continui ad ignorarlo e che quindi a prescindere dalle cause basate sugli interessi speculativi la sua teoria non offre evidenze sufficienti da soppiantare il paradigma esistente insomma detto semplicemente : non funziona! Probabilmente un buon inizio sarebbe risolvere la natura più profonda di questo fallimento che è insita nella non scientificità di ciò che viene sostenuto altrimenti suonerà sempre come una contraddizione in termini che detto in maniera peggiore suona come fuffa. Per queste ragioni sin quando non verrà dimostrato con l'azione pragmatica che queste discipline sono più proficue unendosi questo passaggio => transizione non avverrà. La dimostrazione di ciò che ho appena detto E.Morin ce la da con queste affermazioni e teorie:

  • ritengo che sia impossibile conoscere le parti senza conoscere il tutto, cosi come è impossibile conoscere il tutto senza conoscere particolarmente le parti". Per pensare localmente si deve pensare globalmente, come per pensare globalmente si deve anche pensare localmente.
  • Il principio sistemico (il tutto è più della somma delle parti).
  • Il principio ologrammatico (sembra un paradosso ,a le organizzazioni complesse evidenziano anche che il tutto è iscritto nella parte).
Prima di affrontare con il corpo a corpo questo scontro teoretico prima è opportuno dare la definizione di Visione d'insieme:

"è il tutto sincronizzato costituito dalla somma integrazione delle parti differenti il cui senso/significato/finalità pragmatica viene dato dalla mente umana per essere riconosciuto dalla stessa come entità unica ed originale in quanto non configurabile in natura" 


Il Primo punto di E.Morin:



Hanno senso le singole parti rispetto al tutto della visione d'insieme? Certo che si ma singolarmente hanno un valore diverso rispetto al tutto. Quindi andiamo al primo punto che ho citato di Morin è possibile attraverso la visione d'insieme conoscere le parti senza conoscere il tutto?
Certo che si l'ho appena spiegato. Quindi per converso è possibile conoscere il tutto senza conoscere le parti?
La risposta più adatta è che la visione d'insieme da un tutto che rende oziosa questa domanda in quanto da un significato anche strumentale che può tranquillamente ignorare quello delle singole parti.


Il principio sistemico istintivamente suona come giusto ma differisce dalla visione d'insieme ovvero che il tutto è più della somma delle parti quando a dispetto di Edgar lo applichiamo per abbandonare il senso metafisico e filosofico attribuitogli all'azione pragmatica uscendo fuori dalle sabbie mobili dell'immobilismo teorico.

Quindi "il di più" è anche un valore morale e metafisico ma innanzitutto una caratteristica peculiare appartenente misteriosamente alle capacità della nostra mente pragmatica.

L'ultimo principio quello ologrammatico nella visione d'insieme non è un'inesattezza come il precedente ma un totale errore in quanto nelle parti non necessariamente vi è il tutto.

Nonostante queste differenze il mio obiettivo non è dissacrare E.Morin intellettuale che stimo molto e di cui nutro un profondo rispetto. 


Sono convinto che se il mondo pullulasse di persone come lui adesso non mi troverei a scrivere su questo blog o probabilmente lo starei facendo con un altro senso di gioia nel cuore e con ben altro scopo.

Questo Post si riferisce agli
accademici che non fanno altro che citazioni su citazioni per finire a citare le citazioni delle citazioni senza stringere ad un bel niente e che senza ombra di dubbio si impegnano a dedicare tempo ed energie a piegare la conoscenza e la cultura  attraverso la loro visione distorta per tirare conclusioni ancor più teoriche ed inconcludenti di chi almeno a provato a chiuderle.


Io invece non mi spiego il paradosso di chi
sale in cattedra e addirittura ha fatto della trans-disciplinarietà il suo cavallo di battaglia dove abbia rivolto lo sguardo quando talenti noti come Bill Gates Steve Jobs in un qualche modo quel malandrino di Mark Zuckerberg si sono ben più che palesati ed addirittura affermati nel nostro spietato sistema economico e che sono l'esempio lampante che testimonia l'esistenza di esseri umani dotati dell' inspiegabile Visione d'insieme.


(capacità col potenziale di mutare il mondo a livello culturale ; n questi specifici casi  il denominatore comune è la tecnologia)

Con questa affermazione siamo arrivati al dunque ovvero il settore disciplinare in cui trova applicazione scientifica valida fino a prova contraria l'incontro fusione tra conoscenza umanistica e sapere scientifico ovvero l'ecologia dei media in cui coloro  che possiedono una visione d'insieme non solo confermano le caratteristiche che ho appena descritto ma se messe in pratica sono capaci di fare la differenza rispetto a tutti gli altri prodotti. 


(quando messa in atto la visione d'insieme va a segno in ogni campo dello scibile mentre la visione olistica no rimanendo molto più vicina ad una corrente di stampo esistenzialista in cui bastano tre righe di febbre in più per non raggiungere più il risultato).

Finite le confutazioni adesso l'ennesima
preghiera-conclusione rivolta ai filosofi della formazione:


"Fate che la vostra riflessione filosofica quindi non vada a favore del recupero dei valori persi diventando bacchettona ansiosa ansiogena e timorosa dinanzi ai cambiamenti (ad esempio quelli tecnologici e culturali) ma reindirizzatela proprio verso i bisogni pratici della gente comune delle persone degli individui e dei soggetti perché siete voi che vi siete allontanati a causa della vostra saccenza e dell'egoistico interesse finendo per dimenticarvi l'aspetto saliente della vostra disciplina ovvero l'amore per la conoscenza..

..che detto in altre parole questo equivarrebbe a portare questa disciplina nel contemporaneo ma per farlo dovrete abbandonare l'empireo anche troppo ben retribuito in cui oziate nelle vostre torri d'avorio per tornare final-Mente sulla terra tra i poveri e comuni mortali;

le persone hanno bisogno di meno parole e più fatti capaci di migliorare la qualità delle vita di eventi cause e concause nonché paranoie che la peggiorano o addirittura la rovinano persino distruggendola basta tutto ciò che si reperisce gratuitamente già per la strada"