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martedì 17 settembre 2013

Differenze tra open networker e closed

nuovo paradigma lavoro web
Questo Post mi è venuto in mente proprio qualche giorno fa quando ho letto un messaggio di un utente di LinkedIn che rispondeva ad una proposta/invito dell'amministratore di un gruppo il cui scopo era di inserire il proprio nominativo/contatto all'interno della community più precisamente dedicata al fare open networking.

Di riflesso una realtà palese si è fatta ancor più evidente ovvero che su questo noto social network i professionisti che vi sono fidelizzati si dividono in due categorie principali gli open networker ed i closed.

Per constatare questo tipo di macro categorizzazione è sufficiente che scegliate di inviare degli inviti di collegamento e contare la differenza di coloro che vi hanno accettato rispetto a chi invece ha deciso di rifiutarvi.

Le ragioni di questo modo di essere e di agire non intendo né analizzarle né tanto meno giudicarle in quanto ritengo che debbano essere deputate a motivazioni intrinseche di natura personale dopo tutto il libero arbitrio è la colonna portante dei nostri processi decisionali e Linkedin fa bene a riproporne la possibilità di scelta soggettiva. Inoltre bisogna prendere in considerazione anche le regole basiche di Linkedin che non consentono agli utenti di inviare richieste ad altri che non conoscono personalmente e che personalmente ritengo una vera e propria idiosincrasia.

Qual'è il motivo per cui un social deputato anche al fare networking consente la possibilità di inviti diretti solo per le relazioni di secondo grado quando invece la collaborazione in ambito lavorativo non guarda certo a gerarchie di questo genere e tipologia?

Che senso ha avere dei vincoli legati ad un abbonamento premium quando in Italia è sia un problema trovarlo un lavoro che addirittura impiantare un cambio culturale legato ad un nuovo modo di intendere le professioni?

E' giusto legittimare una speculazione su un diritto quindi aver naturalizzato la monetizzazione di una necessità di vitale importanza?

Non è anche questa una forma di selezione non affatto naturale che comporta un classismo di ritorno? Mi pare una deduzione abbastanza scontata che se sono disoccupato non ho i soldi per un abbonamento premium...

Inoltre aggiungerei che se un social network dedicato esclusivamente al lavoro per primo manifesta i sintomi dell'esplicitazione della non flessibilità mi chiedo come possa fare un paese noto sia per l'immobilismo professionale che per l'alto tasso di disoccupazione ad intraprendere quel cammino di redenzione dalle colpe del passato per raggiungere il miraggio della terra promessa di un cambio culturale basato sul lavoro equamente distribuito orizzontalmente ove l'univa forma di gerarchia verticale ammissibile dev'essere quelle derivata dalla meritocrazia. Chissà se anche questa è però una politica esclusiva ad onorare l'identità del nostro particolare ed originale paese come ad obbedir al sempre verde detto paese che vai usanze che trovi..

...e se invece questo social network presentasse gli stessi tratti idiomatici e somatici a prescindere dal paese ospitante?

...Questo non lo posso sapere...per lo meno non ne sono a conoscenza ma se qualcuno di voi si commentate non vi fate remore sarà sia un piacere aggiornarsi che farlo insieme!

Il sospetto è che a prescindere dalla politica di marketing Linkedin sia come lo stream di ciascuno di noi quando usa Facebook ovvero lo specchio dello stato di salute nonché di maturità evolutiva del lavoro del nostro paese e che tanto per cambiare nella terra la cui eredità culturale proviene dal popolo delle libertà è ormai prassi di chiunque venga a trovarci fare liberamente ciò che vuole!..

..E prima fra tutte le trovate farci pagare per poi pagare sempre più degli altri paesi e per finire per farci pagare ancora di più....

...dopotutto l'italieco medio sta' zitto paga e subisce e se vede il fratello suo derubato ed ingiustamente perseguito si gira dall'altra parte per il suo tornaconticuccio personale da raccomandato...quindi perché chi viene da fuori dovrebbe fare diversamente rispettandoci quando chi è pagato per amministrarci e dare l'esempio per primo da quello sbagliato concedendo agli altri le stesse libertà che si prende calpestandoci i diritti?

Tra l'altro chi ci osserva dall'esterno se affarista senza scrupoli  la prima cosa che nota è proprio questa.

Ora prendete ciò che segue al pari di una storiella favoletta(cit. Adam Kadmon) :mettiamo che LinkedIn ci abbia osservato attentamente dopodiché abbia stabilito il suo piano di marketing a prescindere dalla sua validità o meno non è volata una mosca se non qualche recensione...direi che già questo è un sintomo per lo meno del nostro spirito di conservazione....ma anche questa è una costatazione che non mi devo prendere la libertà di fare!

 Devo parlare di cosa so' per certo altrimenti i maghi della statistica e gli alchimisti della analistitica confuterebbero subito i miei sforzi...e non voglio certo annoiarvi con manie ossessivo/ compulsive da fondamentalista della teoria del complotto e della cospirazione.

I risultati come le barriere culturali derivanti dalla chiusura in Italia da parte dei lavoratori e dagli ambienti di lavoro esercitati attraverso la non condivisione da cui origina la proprietà privata, i diritti di autore la non collaborazione dovuta all'assenza di meritocrazia che genera livelli gerarchici verticali basati sulla politica della raccomandazione l'inesistenza del libero mercato da cui deriva l'immobilismo figlio della politica dell'intrallazzo mafioso dei colletti bianchi e delle associazioni criminali e il monopolio del mercato attraverso l'eliminazione della libera concorrenza e l'uniformarsi dell'offerta sul principio del o così o niente non sono certo una mia invenzione/supposizione/astrazione.

Un'altra costatazione per l'amor di Zeus del tutto personale è com'è possibile che su Likedin non compaia mai nessuna proposta al pari di AlmaLaurea!

Mi piacerebbe stringere delle conclusioni ma questo post chiude tornando al punto d'inizio e alle sue prime righe con il messaggio di un utente che mi ha dato speranza di non essere l'unico che è a favore dell'apertura senza utopie quella che per essere attuata non vuol significare che non esisteranno gerarchie ma che esse saranno basate sulla meritocrazia e sui veri valori messi in campo e che promuova una politica del rispetto e del riconoscimento in cui la mescolanza e la relazione con "l'altro" significa arricchimento e non paura e ragione di preoccupazione ansiogena.

Sono i risultati derivati dalle chiusure culturali e di conseguenza professionali basate sull'imparzialità che non lasciano spazio a risultati imprevisti diversi da quelli che conosciamo bene quali la depressione che deriva dalla non valorizzazione delle competenze formali non formali ed informali.

Perciò ho deciso di postare questa immagine-fotografia che testimonia con assoluta semplicità alcuni degli spunti basici da cui desidererei venisse stipulato il Manifesto dei principi di un Open networker il quale ho già intenzione di scriverlo nel prossimo Post..

..insomma una cosa seria da far girare per la Rete ma che per essere avvalorata necessità del contributo di tutti voi sia a livello di rispetto da parte dei closed networker che per ragioni credo di obiettività democratica inerente la soddisfazione ed il riconoscimento identitario da parte di tutti i contribuenti.(sempre se vi va o se ritenete quest'idea valida e casomai il punto di inizio per un progetto).

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