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sabato 16 agosto 2014

Evoluzione formativa

formazione training scienze della Formazione
www.teamadventure.it
In qualsiasi attività dello scibile assistiamo oramai ad una continua spinta evolutiva e ciò non può altro che far piacere e spingerci ad immaginare chissà quali possibili sviluppi anziché scenari deprimenti e apocalittici; eppure il progresso non è mai un processo esente da questioni controverse che talune volte si fanno addirittura dolorose.

Nello specifico faccio riferimento all'innovazione alla quale consegue di norma uno step evolutivo. Il mercato contemporaneo ha sviluppato come movente artificiale di questo meccanismo la sana competitività a cui fanno capo dei team di lavoro meglio noti e definite se intesi nel loro insieme di individui con le relative gerarchie e ruoli professionali come aziende.

Le aziende però tendono continuamente a chiudersi nei loro meccanismi di difesa dello status quo per il mantenimento del monopolio del e sul mercato attraverso dinamiche che spesso sono assai distanti da quelle costruttive utili all'evoluzione dello stesso.

Per risalire a molte innovazioni invece è necessario ancora fare il nome di singoli oggi divenuti gioco forza personaggi assai noti ma che all'epoca della proposta dei prodotti della loro mente alle grandi realtà aziendali non solo non vennero presi sul serio ma addirittura derisi.

La forza psicologica di questi individui è di notevole spessore in quanto sono gli unici a credere in qualcosa che non solo non esiste ma soprattutto di perseverare in un clima di pregiudizio totale.

"Sono solito definire questo energia e tenacia costruttiva il coraggio dei creativi.

E' come, quindi, se esistessero nell'essere umano e nelle organizzazioni che egli stesso crea due forze propulsive ai fini del progresso:  una conservativa-distruttiva ed un'altre innovativa-costruttiva.

Sono arci-noti esempi illustri di creativi che realizzando prodotti innovativi hanno generato progresso sino ad un livello così pervasivo da attuare veri e propri cambi culturali profondi e che nonostante ciò sono considerati minacce ai valori umani e filosofici e fonte di dubbi apocalittici.

Sembrerebbe che il nuovo spaventi sino ad un punto tale da innescare meccanismi di auto-difesa che poi fanno leva sul pregiudizio e che divengono fobie e paranoie popolari.

La mia idea è che partendo dalle Istituzioni sino alle aziende è necessario incentivare come sostenere la nascita di queste figure professionali come di team creativi ed un humus ricco di principi "da mentalità aperta" piuttosto che da chiusura fatto di credenze, pregiudizi e superstizione.

La rivoluzione economica Italiana ancor prima di fare leva sulla riforma dei contratti di lavoro dovrebbe passare da sani principi che fanno parte della natura umana e non da quelli artificiosi che sino ad oggi nonostante le continua correzioni e rivisitazioni hanno palesato chiaramente la loro validità non sono opinabile ma ahimè insoddisfacente e fallimentare.

Ed invece voi come la pensate?

Fuoriclasse del progresso come Jobs o Mark sono solo stati un prodotto della nostra immaginazione ovvero l'incarnazione di una sorta di messia informatici, dei predestinati o rappresentano il coraggio dei geni e che in quanto tali non abbisognano di alcun intervento di tutela e di coltivazione del talento da parte del sistema sociale?

Una questione così affascinante vuole un dibattito aperto: Commentate pure senza ritegno!