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martedì 28 ottobre 2014

Forma Mentis : Teorie dell'Educazione

Psicologia Studi Umanistici Scienze della Formazione

Una domanda che persiste nella mia mente quando mi trovo a far bilanci sule scelte della mia vita si interroga se esista o meno una forma mentis per ciascuna delle attività dello scibile?

Di solito lascio che il dubbio risalga al massimo sino alla scelta degli studi universitari ai quali delego la responsabilità di determinare ciò che si desidera fare nella vita o cosa ci toccherà in sorte nostro malgrado.

Poi il rimanente tempo lo trascorro a vagliare tutte le personalità che ho incontrato durante il mio percorso esistenziale facendo comparazioni tra i loro talenti e cosa fanno effettivamente nella vita per vivere stabilendo quanto approssimativamente siano andati vicini a far collidere questi due aspetti spesso divergenti.

E' evidente che è tutt'altro che scontato nella vita di ciascuno di noi tramutare il talento e le attitudini in un lavoro oltre che dannatamente difficile: o volete per caso insinuare che non sia proprio per tutti cosi?

Rimorso

Più precisamente a mio riguardo personale mi rode non aver fatto ciò per cui ero portato perseguendo così le mie attitudini ed inclinazioni naturali percorrendo così di fatto se analizzato retrospettivamente un percorso di formazione irto di difficoltà e privo di alcun interesse/passione. (non ho detto entusiasmo)

Successivamente quando mi sarei trovato, invece, a studiare la letteratura di taluni settori disciplinari mosso dall'interesse avrei riscontrato una naturale propensione alla comprensione con la relativa facilità che contraddistingue solo le attività che ci riescono senza alcuna complicazione.

Al verificarsi di una tale fenomenologia è difficile non pensare che possa esistere una sorta di vocazione che privilegia determinati interessi a dispetto di altri.

Potrei fare una similitudine con altre situazioni della vita in cui non solo ci rendiamo conto che non facciamo fatica ad imparare e ci riesce tutto bene ma quell'attività in fondo ci fa' sentire meglio tanto da finire per dire, appunto, che si è portati a farla.

A pensarci bene poi queste consapevolezze-costatazioni ci accadono ed accompagnano ahimè sin dalla più tenera età ma i percorsi formativi-istruttivi-educativi-addestrativi corrispettivi che possono toccarci in sorte sono tutt'altro che soddisfacenti i quali corrono il rischio di divenire così ben presto "cosa altra" con cui fare i conti scendere a compromessi e talvolta a scomode quanto svantaggiose negoziazioni costituendo così un percorso che anziché avvicinarsi alle inclinazione man mano vi si allontana progressivamente sino a quando arriviamo a scordarci del torto subito giustificandolo quasi a ragione di una nostra debolezza il quale ci procura un profondo senso di colpa nel non aver avuto la forza della perseveranza nel perseguire i propri obiettivi finendo così con il trascorrere inesorabile del tempo a somatizzarne le conseguenze con tacita rassegnazione.

Cosicché abbiamo condizionato la nostra esistenza ad un punto tale che diveniamo vittime della nostra stessa predizione senza alcuna via di scampo.

Le conferme poi arrivano quando sono gli altri a farcelo notare rendendo così inevitabile l'evidenza che si palesa dinanzi ai nostri occhi; tutto sarebbe perfetto se non fosse che in realtà monta solo la frustrazione in quanto il nostro cammino nella vita ci ha portato a fare ben altro.

Oltretutto la vita ci presenta il conto anche quando in mancanza di quel dato riconoscimento formalizzato possiamo trovarci tagliati fuori da ciò a cui più teniamo o proviamo interesse a spese casomai di un altro soggetto che pur non interessato suo malgrado si è trovato a poter disporre proprio di tale avvantaggio solo perché il suo percorso di formazione non voluto si presenta più indicato: immaginiamoci solo il livello di qualità che ne deriva.

A rincarar la dose si rivela peggio ancora se siamo vittime di "non scelte" le quali lasciano spazio solo ai rimpianti.

Oltretutto queste capacità innate la quali in tutti i modi cercano di sbucare nonostante le nostre scelte volute o subite cerchino di reprimerle non si limitano solo a capacità erudite ma anche fisiche basti pensare agli sportivi ed al loro talento giusto per esemplificare.

Quindi il concetto di forma mentis si estende sino a quello fisico-corporeo; l'importante a quanto pare sta' solo nel non frustrarla reprimendola se non vogliamo perdere come umanità  un talento e di riflesso quella che sarebbe stata la sua utilità.


Redenzione

Il modo con cui selezioniamo e riconosciamo la genialità in virtù di questa criticità presente nella società mostra tutti i suoi limiti; inoltre, alla luce di tutte queste ragioni sono sempre più convinto che il sistema di istruzione-formazione vada pesantemente rivisto se quella che intendiamo favorire è l'eccellenza.

In modo tale che ciascun essere umano è bene che trovi ciò a cui è più compatibile per la propria mente perché anche se è vero che potrebbe non riuscire a realizzare ed a soddisfare le proprie aspettative se non altro (a causa di motivazioni intrinseche come estrinseche) è fondamentale per la salute mentale del soggetto e poi chissà almeno vi è sempre la speranza riposta in quel credo su chi semina bene prima o poi dovrebbe quantomeno raccogliere dei frutti.


Assoluzione

Continuo a credere che per ciascuno di noi vi sia un posto a questo mondo ed una relativa mansione che per converso sia utile oltre che per se' stessi anche per gli altri e che i problemi/difficoltà dovrebbero esserci per coloro che non hanno realmente e sfortunatamente queste capacità e che gli altri, invece, i capaci dovrebbero esserci per aiutarli.

Un sistema funzionante, giusto ed equo dovrebbe equilibrarsi su queste prerogative e non viceversa.

Questo è il senso giusto delle cose: quello in cui i capaci distribuiti su scale di valori aiutano coloro che invece imperversano in golfi di difficoltà e non il perfetto contrario che rende incapaci i capaci per metterli alla mercé del bisogno e del ricatto in uno stato di incertezza ed inutilità.