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mercoledì 7 ottobre 2015

Il pensiero critico e la metafora della cipolla

scienze della formazione pedagogia
Elogio al pensiero critico

Se avete frequentato una qualsivoglia università umanistica in Italia e non siete d'accordo sulla censura imperante nei confronti del pensiero analitico barra critico temo che non sia necessario che proseguiate con il resto della lettura.

Okkei la metafora della cipolla e degli strati fa' piangere...ma su' un po' di pietà per questo vecchio blogger a corto di righe da riempire la potete pure avere...


...dopotutto sono le indagini statistiche che riportano queste rilevazioni inquietanti e aggiungo che sfortunatamente paiono essere pure attendibili.

Eppoi diciamocelo chiaro senza fare tanti giri di parole il pensiero critico spesso rompe pure le balle, mette in discussione, pone in contrasto, spinge 'oltre' i confini-limiti delle comunemente accettate norme sociali/culturali...e tante altre cosette destabilizzanti.

Non è difficile immaginare il perché di come mai si sia ricavato una posizione così poco simpatica nella nostra società.


analisi sociale sociologia culturale
Eppure a sentire i più rinomati tromboni di settore (umanistico) si ode tutto un enorme millantare la innata capacità che hanno gli studi umanistici di sviluppare, intrinsecamente, pensieri critici a badilate.

Insomma per osmosi la semantica si trasmette agli studenti a prescindere;

avranno "come sempre" ragione?

Ovviamente vale a poco dire che la mia opinione a riguardo si ricongiunge necessariamente con quella che ho espresso all'inizio di questo post.

Come è possibile sviluppare un pensiero critico se mai e poi mai ho udito docente universitario stimolarlo in nessun esame a cui ho assistito o ahimè partecipato?

Come se viene incentivato solo uno studio nozionistico e perciò mnemonico dei manuali?

Infine, come se anziché essere valutati positivamente gli studenti che compiono sforzi analitici sviscerando i manuali spesso non vengono neanche compresi dai docenti poiché attaccati sola ad un modello univoco e conforme nonché conformista della cultura?

I manuali universitari sono il primo strumento per sviluppare il pensiero critico attraverso le innumerevoli chiavi di lettura che contengo/celano, le definizioni, i punti di domanda e quant'altro essi possono offrire.

Essi sono un viaggio nella mente dell'autore con le sue cricche, le manie, le ossessioni, le perversioni e quant'altro la mente umano geniale abbia da offrire; una fortuna-dono privilegio inestimabile!

Certo che è necessario che coloro che li fanno studiare siano stati i primi a amarli, sviscerarli e a rompervici il capo sino ai limiti del parossismo dell'ossessività compulsiva.

Siamo passati dai docenti mitomani narcisisti che avevano tutti studenti scadenti e nulla facevano dall'alto della loro torre d'avorio se non lamentarsene alla generazione dei superficiali....forse anche incompetenti.

Chi non sa' fare di più e non può farlo è bene si faccia da parte anziché adeguarsi ad un sistema istruttivo già seduto e la passione è la chiave di volta, la soluzione o almeno un inizio.

"Senza curiosità ne' passione non vi sono domande e senza quest'ultime non vi è neanche alcun pensiero critico!

Ed ecco che siamo giunti alle conclusioni ed alla metafora della cipolla adatta per spiegare il parallelismo dei significati nascosti spesse volte celati nella mente degli autori divenuta poi letteratura in cui ad ogni strato corrisponde un passaggio, una comprensione una porta che si apre verso quella zona il cui orizzonte ignoto è la conoscenza ed in cui l'umile uomo può ambire a raggiungere se non solo percorrere attraverso i meri e timidi passi del pensiero critico.