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martedì 3 novembre 2015

Terapia e blog

blog blogger blogging


Ultimamente mi sono concentrato parecchio sul filone emotivo dell'avere un blog nella mie analisi su questo media;

dopo tanto tempo passato a scrivere disamine puramente tecniche mi sono sentito di indagare la parte meno fredda e fatta di bit, addentrandomi, in quella umana.

L'intelligenza connettiva non necessariamente fredda
Perché 'a distanza' non debba significare necessariamente disumanizzante anche se lo strumento di comunicazione ci priva dell'interazione fisica; anche se quest'ultimo è un dato di fatto imprescindibile ciò non significa che non si possa essere le stesse persone che siamo nella vita normale, anzi, magari dimostrandoci ancora meglio proprio in virtù della prospettiva della teoria dell'intelligenza connettiva secondo cui leggere un blog equivale a fare un viaggio nella mente dell'autore.


Formare per educare all'uso del blog
Proprio per confermare quest'ultimo aspetto peculiare sono convinto che sia necessario educare l'utenza a percepire i testi-letteratura di un blog non al pari di una testata giornalistica o ad un qualsiasi altro mezzo mediatico 'uno verso molti', bensì, come un luogo di dialogo che contempli anche il disappunto come la critica in qualità di una visione della mente meno ipocrita e più genuina, ovvero, come un immenso spazio affascinante da esplorare ma in cui convivono contrasti e contraddizioni che semplificando potremmo paragonare a scorsi di immensa luce controbilanciati da luoghi di una profonda ed oscura inquietudine.

..Tanto per essere ancor più chiari alla mente umana contemplata in toto senza falsi quanto inutili moralismi perbenisti.

Ad ogni modo avremo modo di tornare, piuttosto presto, sulla questione dell'enorme fraintendimento in merito all'ecologia di questo media per tentare quanto meno di sfatare miti, dubbi e credenze che ancora resistono e rimangono resilienti nell'ancora imperante, ahimè, senso comune.


Dolore e piacere due facce della stessa medaglia
Ciò non toglie che per il momento focalizzarsi, invece, su un altro aspetto di curare un blog possa aprirci una nuova ed ulteriore prospettiva in merito;

..giorni fa' riflettevo e ho riflettuto a lungo su quali dovessero essere i tempi produttivi di un blogger al fine di mantenerne intatta e prolifera la propria vena creativa - ispirazione,

e mi è venuto in mente il parallelismo che potrebbe esserci con l'azione ciclica e ripetitiva del dolore;
da questo infatti ne' è derivato l'omonimo titolo in uso.

Alle volte il dolore nonostante la causa scatenante sia state eliminata continua a manifestarsi sino all'interruzione del sintomo..

al pari ritengo che le nostre idee covino al di sotto di un cumulo di cenere di un fuoco per niente spento...e che la cura è in noi e non da ricercare altrove.


La causa è anche la cura delle perdita di ispirazione
...è che molte volte non è la mancanza di ispirazione a bloccarci, ma semplicemente, la perdita progressiva della lucidità necessaria per produrre che si è affievolita con l'abitudine, esauritasi sino alla propria dipartita perdendo, così, l'energia indispensabile per lo svolgimento di questa attività utile oltretutto a contrastare quel suo procedere/ incalzare monotono, ciclico e ripetitivo;

perciò proprio come con il dolore l'interruzione periodica nei momenti di stanca non può portare altro che bene ricongiungendoci, poi, con quell'univoca causa che, invece, dovrebbe altrimenti alimentare il nostro agire, anziché, farsi trasportare dalla meccanicità, ovvero:

"la passione guidata dalla capacità critico-riflessiva profonda, attività, oltretutto, piuttosto faticosa ed impegnativa/ stancante.

Il dolore come la fatica si sa' da sempre: ci priva della lucidità utile e necessaria per svolgere i nostri compiti quotidiani.


 CONCLUSIONI 
Dopotutto, tutte le professioni soffrono della famigerata deformazione professionale e fare il blogger non è certo immune.

Dal canto mio scrivere è come un continuo processo di avvicinamento ed allontanamento dalla mia attività profonda di riflessione in cui devo necessariamente alternare periodi produttivi a pause appunto di riflessione;

sono comunque conscio che anche il tema che si tratta contribuisca molto a dare un taglio piuttosto che un altro a ritmi e contenuti.

Ma anche che: il sintomo spesse volte cela la causa, la quale, anziché essere trattata per ciò che le compete ci induce a soluzioni sbagliate e fuorvianti comportando così, invece di progressi, inutili involuzioni;

mentre sarebbero bastate poche e semplici indicazioni per essere evitate, nonché, brillantemente superate.