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martedì 28 febbraio 2017

Intervista a Giovanna Di Troia giornalista blogger social media manager

Giovanna Di Troia Intervista blogger giornalista social media manager web writing
Intervista a Giovanna Di Troia su: blogging, copywriting, giornalismo, social media, social networking, personal branding.

Man a mano che procedo con le interviste sono sempre più convinto nel compiere questo percorso di conoscenza, ricerca ed approfondimento del media blog e di farlo con gli specialisti che lo conoscono maggiormente da vicino; come ricordo sempre agli intervistati non mi avvicino mai a caso al loro operato è il loro blog a calamitare la mia attenzione, dopodiché, sono i loro contenuti a parlare di e per loro. Oserei dire che mi sento di percorrere un percorso professionale che a prescindere dalla specificità professionale ha una parte comune che stiamo facendo insieme e che imputo all'uso del blog. Per cui non solo mi sento di condividere un momento storico ma anche una comunione d'intenti. Stesse sensazioni e principi mi hanno guidato verso +Giovanna Di Troia ed il suo blog GioDit.com e temo compiranno il medesimo miracolo per molte altre volte ancora, chissà magari poi quando arrivo a quota 50 interviste penserò a coronare questa percorso empirico con un progetto finale in grado di collegarle tutte, ad ogni modo vedremo. Per il momento pensiamo a godercene una per una, del domani non vi è certezza per cui meglio concentrarsi sull'adesso per un risultato di qualità altamente garantito dal punto di vista formativo. Ovviamente per tutto quello che ho detto sono solo le mie opinioni vediamo se anche Giovanna come credo è sulla nostra stessa linea d'onda ovvero che quando ragioniamo in termini di blogger abbiamo più punti in comune che differenze.



Ciao Giovanna ti andrebbe iniziare parlandoci del tuo percorso formativo e di cosa ti occupi?

Dopo il liceo scientifico, indirizzo PNI, mi iscrivo alla laurea triennale in Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Salerno, successivamente alla magistrale e poi ad innumerevoli corsi di specializzazione e perfezionamento. E anche se il mio desiderio era inizialmente di iscrivermi alla Iulm di Milano da cui per varie ragioni ho dovuto desistere, sono rimasta profondamente stregata dal fascino british di UniSa ed è stato subito amore a prima visita e devo dire uno dei miei pochi amori corrisposti.

Sono giornalista pubblicista, blogger, mi occupo della gestione di social media e dell’organizzazione di eventi culturali in particolare convegni, corsi di formazione, eventi culturali e scientifici per lo più nell’ambito dell’Università degli Studi di Salerno. Il web, il digitale e i social media mi hanno sempre incuriosito ed attratto, li ho iniziati a sperimentare prima da sola, poi ad UniSa mi hanno affidato in varie occasioni la gestione di pagine Facebook e profili Twitter, parallelamente ad altre attività, fino al mio primo vero lavoro da social media manager e da tutor con il centro ICT d’Ateneo: la Social Summer School in collaborazione col Politecnico di Milano. 

Ad UniSa ho fatto praticamente di tutto: ho lavorato in biblioteca, in una start up, all’Internet Point, negli uffici delle Segreterie Studenti, all’Osservatorio Comunicazione Partecipazione Culture Giovanili (OCPG), all’ICT di Ateneo ed anche come speaker, presentatrice e moderatrice di eventi, mi manca solo di fare cuoca, la barista e le pulizie.


Quanta importanza dai alla formazione e le hai dato in passato per diventare la specialista online come adesso ti conosciamo? In che scala gerarchica poni le diverse modalità formative quali, formale, non formale ed informale?

La formazione è fondamentale, non si finisce mai di imparare, soprattutto in un settore come il digitale in cui le novità sono all’ordine del giorno e se non sei sempre lì ad informarti e a leggere, sei out. Basti pensare a tutte le storie che si stanno facendo sulle “storie” che da Instagram approdano anche su Facebook e ora hanno invaso anche gli stati di WhatsApp. 

Non mi piacciono le gerarchie e secondo me tutto può essere formazione se di qualità e con un certo grado di approfondimento: un master, un corso di specializzazione, un webinar, ma anche un articolo di un blog, di un quotidiano, un post su Facebook, un e-book che si può scaricare iscrivendosi ad una newsletter di un sito o di un blog, e anche il live twitting, soprattutto di eventi del nostro settore che ti permettono di vivere l’evento e di fare nuove scoperte, anche se non si partecipa fisicamente, ma essendoci comunque da remoto. 

Fondamentalmente sono molto curiosa, sono proprio “affamata” di libri, news, intese come novità e non il gossip, sono una spugna, mi piace proprio imparare sempre cose nuove in tutti gli ambiti, ma con un occhio di riguardo per il digitale e il mondo delle start up, come diceva sempre mio nonno: “El saber no ocupa lugar”.


Avverti un cambiamento nei percorsi formativi tra virgolette canonici affinché si possa maturare competenze spendibili nel mercato del web? Ritieni inoltre che quest’ultimo stia contribuendo nel cambiare il panorama propedeutico al fine di formarsi?

Nelle università i laboratori pratici mancano e si punta più a fornire nozioni e a sviluppare un pensiero critico e al modo in cui approcciarci a nuove sfide. E il luoghi comuni e le critiche sul corso di laurea in Scienze della Comunicazione sono infondati. Già solo la triennale mi ha permesso di avere una cultura a 360 gradi, spendibile nel mio lavoro attuale e che mi ha permesso di accrescere enormemente il mio punto di vista spaziando dalla logica al disegno industriale, dall’economia alla sociologia, dalla semiotica alla storia del cinema, dalla psicologia cognitiva alla filosofia della scienza, dalla linguistica e sociolinguistica alla statistica per la ricerca sociale. 

Si il web sta cambiando il mondo della formazione ed in particolare i corsi di laurea si aprono sempre più alle culture digitali e al digital marketing. Ad esempio ad UniSa c’è una nuova Laurea Magistrale: Corporate communication and media.


Se affermo che il blog sta giocando un ruolo decisivo nel cambiamento dei processi formativi che opinione hai in merito?

Sono d’accordo, il blog è anche formazione, a meno che non si è un influencer e si ha un blog per pubblicizzare i prodotti-tester che una determinata azienda ti invia per testarli e recensirli, ma anche quella è informazione e divulgazione alla fine. Ma il blog di approfondimento, ben fatto, con contenuti di qualità e di un certo spessore che ti fornisce anche risorse gratuite da scaricare come e-book non può che essere formazione. E anche se non ci sono contenuti extra, anche solo leggere un’opinione diversa dalla tua su un determinato argomento e magari confrontarsi poi attraverso i commenti, ti permette di ampliare le tue conoscenze e competenze o di scoprire e di guardare da un altro punto di vista il tutto.


Sempre in relazione al blog è uno strumento da ritenersi come prettamente comunicativo o al contempo può essere anche formativo? In che misura pensi possa essere utile ad un discente di qualsivoglia età anagrafica per maturare delle competenze?

Si decisamente, come dicevo prima il blog ti apre a nuovi punti di vista e può essere uno strumento di formazione. Utilizzando anche una buona strategia SEO i contenuti vengono indicizzati e possono comparire nelle query di ricerca di utenti che cercano delucidazioni o risolvere i propri dubbi o fare una ricerca googlando i temi di interesse e la domanda che frulla nella loro mente. D’altronde Google è sempre lì, nella tua tasca e puoi subito interrogarlo, non come prima, che per formarsi e fare ricerche si ricorreva alle enciclopedie cartacee e alle biblioteche, e non stiamo parlando di secoli fa ma di una ventina d’anni fa. 


GioDit.com



Pensi che la formazione possa aiutare a vendere i prodotti-servizi che proponiamo agli utenti su di un sito web o altrimenti il marketing sia l’unica via sicura e percorribile per farlo?

Ormai le pubblicità sono superate, e i siti web sono delle vetrine per i prodotti aziendali o i servizi offerti, ma quello che fa la differenza sono i corporate blog attraverso cui veicolare informazioni, contenuti, storie di interesse e di utilità per il proprio target. Anche l’azienda fa quindi formazione con contenuti coerenti col proprio business, e rispondendo a dubbi, risolvendo problemi agli utenti e regalando risorse utili, creando quindi un’adeguata digital content strategy intorno alla propria offerta di prodotti e servizi. 
Ne ho parlato recentemente sul mio blog, per approfondire  e per scoprire anche come creare un blog aziendale di successo, ti consiglio di leggere questo mio blog post.


Quanto l’innovazione delle Start-Up ci aiuterà ad uscire dalla tormentata quanto resiliente crisi economica attuale? Potremmo rischiare di rimanere traditi da aspettative troppo alte o che si riveleranno in futuro addirittura false? Nutri nei loro confronti anche un atteggiamento critico o solo aperto e di fiducia mista a speranza?

Le start up si differenziano per il loro alto potenziale di crescita e per la loro innovatività, ma per quante ne nascano solo davvero poche riescono a scalare ed affermarsi e “autoalimentarsi” e quindi a sopravvivere in questo mercato iperaffollato e ipercompetitivo. 

Ho piena fiducia nel loro alto grado di potenzialità e sono letteralmente affascinata dalle start up a vocazione sociale, tutte quelle realtà che mettono in campo la tecnologia per aiutare gli altri e migliorare la vita del prossimo e aiutare a vivere una vita dignitosa e serena anche a chi è affetto da determinate patologie, ma che grazie alla tecnologia vede uno spiraglio e un aiuto, diminuendo così livelli di invalidità, malattie croniche e infantili. 
Comandare con lo sguardo o con la voce gli oggetti della casa connessi in rete, robot per aiutare a recuperare le funzionalità delle gambe nei bambini con difficoltà motorie o dispositivi indossabili per descrivere a non vedenti o ipovedenti il mondo circostante, ostacoli, per la segnaletica stradale e la lettura dei testi. Non sono scenari futuribili alla Blade Runner o alla Minority Report ma pienamente fattibili.
Ho anche intervistato diversi CEO di queste start up e sono rimasta stregata dalla loro vision, dalla semplicità ed umiltà, molto spesso sono dei ragazzi, giovanissimi, altre volte ricercatori universitari o docenti, e da quanta passione ponevano nel raccontare il processo che li ha portati dall’idea al business e quindi allo sviluppo del prototipo o al deposito del brevetto, alle emozioni per i finanziamenti e per le menzioni e i premi che ricevono.


Nei confronti dei social media-network percepisci che siano riusciti a cambiarci in meglio ed intendo in termini di incremento del Capitale umano o siamo alle solite dove al tripudio della tecnica si è ottenuto piuttosto per contro solamente un depauperamento dell’animo umano e dei suoi valori?

I social hanno cambiato indubbiamente le nostre vite e soprattutto abitudini, non si riesce più a stare lontano dalle notifiche e a non scattare selfie anche ad una cena con amici. Ma sono solo degli strumenti e non dovremmo farci dominare dalla tecnologia, ma dominarla. Hanno pro e contro ma dipende sempre dall’uso che se ne fa, certamente hanno diminuito le distanze tra le persone e ribaltato il tradizionale rapporto azienda/cliente, ponendoli sullo stesso piano. Puoi utilizzarli per vedere foto o video porno (non è decisamente il mio caso) o per rimanere in contatto con parenti all’altro capo del mondo (è questo il mio caso) e utilizzarli per informarti, relazionarti e per lavoro, sempre per accrescere competenze, ma anche per fare quattro chiacchere con amici.


Fare social networking e personal branding per Giovanna cosa significa quando inteso e tramutato sotto forma di azioni pratiche?

I social network, i blog e le testate online vanno ad alimentare il proprio personal branding, sono un biglietto da visita e ti permettono di farti conoscere meglio. Ogni social ha un proprio linguaggio e caratteristiche peculiari da rispettare. Preferisco usare Twitter, forse perché sono giornalista, e condivido una sorta di rassegna stampa sugli articoli del giorno del modo digital e delle start up (come nella pagina Facebook legata al mio blog e su Googole+), mi piace intervenire in discussioni di settore, inserirmi nel flusso di tweet di hashtag che sono in trend topic e amo seguire i live twitting degli eventi di settore, ma mi sono divertita anche nel commentare in real time l’ultimo festival di Sanremo. Altro social che amo particolarmente è Instagram dove condivido le mie esperienze più personali, cogliendo particolari che mi attirano durante le mie giornate, i miei viaggi. 


Esiste un legame profondo tra amore per la scrittura e passione per il blogging?

Si indubbiamente, solo chi ama la scrittura, l’arte di narrare e giocare con le parole può decidere di aprire e aggiornare costantemente un blog. Per fare blogging, ci vuole costanza, perseveranza e una grande passione per un determinato settore tanto da volerlo approfondire, sviscerarlo e significa non cedere all’improvvisazione, né alle prime critiche né agli ostacoli o agli impegni.


Che differenze vi sono ad oggi tra giornalismo e blogging e quale se esiste il denominatore comune?

Il denominatore comune è la scrittura, ma nel giornalismo a differenza del blogging non devi curare le relazioni, c’è già un pubblico e non occorre “attrarlo” attraverso i social e canali vari. Eppure tutto ciò cade con le sempre più numerose testate online e lì la sola differenza è nella veste che si dà all’articolo, nell’uno prevalgono i fatti e un modo obiettivo e distaccato quasi, di raccontare, nell’altro dominano la personalità del blogger e la capacità di entrare in empatia col lettore. Un’altra differenza è che le testate online, a differenza dei blog, devono essere regolarmente registrate ai tribunali della città più vicina dove hanno scelto la propria sede. 


Molti negano la validità della scrittura creativa da adoprarsi per comunicare - a volte pure vendere - pur non diniegando affatto di prodigarsi al contempo a favore dello storytelling più sfrenato, eppure a mio modo di vedere sono la stessa cosa, tu, invece, che posizione prendi?

La scrittura creativa è importante anche per comunicare la mission e la vision e veicolare in modo creativo i valori di un’azienda o un’organizzazione. La scrittura creativa è alla base dello storytelling e ogni settore deve scegliere un proprio tono, decidere che impronta dare alla narrazione e quale punto di vista prediligere, e scegliere le parole giuste per catalizzare l’attenzione e per riuscire a coinvolgere empaticamente gli utenti.


Progetti per il futuro, ambizioni, desideri, sfide? Dai offrici qualche spunto, preziosa anticipazione cosicché possiamo iniziare se non a sognare per lo meno a far il conto alla rovescia per ridurre l’attesa.

Nell’immediato futuro mi impegno a far crescere il mio blog e tenere incollati sempre più lettori, perché il blog è relativamente giovane è nato il 19 settembre 2016 ma devo dire è partito alla grande (avevo già un mio gruppetto di lettori che mi segue nei miei articoli disseminati per il web) e sta crescendo costantemente insieme alla pagina Facebook e al Canale Telegram. Per ora il mio lavoro con “GioDiT” è appena iniziato, non vi svelo nulla, ma vi racconterò man mano le novità attraverso i miei canali. Seguitemi e vi svelerò i miei progetti e le mie sfide, vi aggiornerò in tempo reale. Vi aspetto. Stay Tuned, Be Social! 


Se nutrivate qualche dubbio sul mio discorso iniziale in merito allo stare compiendo un percorso formativo comune dal momento in cui si apre un blog e si decide di approcciarsi al web da figure professionali e specialisti sono felice di averlo fugato di sicuro, Giovanna Di Troia ce l'ha suonate a suon di contenuti, lavori svolti, promesse ed anticipazioni che non tarderanno ad essere mantenute. Per fortuna ci sono i blog cosicché invece di chiudere semplicemente ringraziandola possiamo avere il privilegio/ fortuna di seguirla e di continuare a farlo per molto altro tempo ancora ed anziché doverci dare un arrivederci usare un ben più consono e caloroso a presto e perciò avere, infine, il privilegio di dire: "Ciao Giovanna, ci sentiamo sul tuo blog!"


Prima di lasciarci 
ricordati
di 
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