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sabato 29 giugno 2013

Il Paradosso della Comunicazione Contemporanea

comunicazione contemporanea
Nel paese dei Paradossi temo che quello della Comunicazione sia solo l'ennesimo che si aggiunge alla lunga lista di quelli presenti in questa Giungla che hanno ancora il coraggio di farci passare per società.

Però credo che non debba essere una pretesa chiedersi ad un certo punto della vita che livello qualitativo di formazione si sia ricevuta   che poi detto banalmente corrisponde alla domanda se ci sia servita a qualcosa.

Penso che non sia un concetto così astratto da non poter essere analizzato ma chi produce l'offerta Formativa l'ha trasformata in una sorta di Tabù.
Il percorso formativo diviene così senza fine e sfrangi volontà con l'unico scopo di mantenere in vita un debito che equivale alla tanto agognata certificazione finale.
Insomma per farla breve in italia la formazione specie quella pubblica è divenuta un pacchetto di accettazione ed abnegazione il cui percorso è lungo ed impervio.

Ecco perché chiamo in causa la comunicazione settoriale quella inerente alla formazione individuale.Per fare ciò credo non sia necessario elencare i parallelismi con la nostra vita divisa in fasi e le relative Istituzioni che l'accompagnano.

Senza richiamarle alla memoria passo direttamente ad un' operazione deduttiva che corrisponde all'aspettativa che tradotto equivale a = che almeno tutto questo sistema sia valso almeno a qualcosa. Ed invece? La realtà pare andare diversamente....

Ci dev'essere qualcosa che non va in tutto ciò....ma anche questo è un discorso che allontana dal livello qualitativo della formazione ricevuta che dovrebbe invece calarsi in un contesto di valutazione delle competenze ma anche dell'indice relativo al valore inteso come la misurazione del rapporto con il tempo speso per ottenerle.

Se l'indagine parte da questi due indicatori vi dev'essere una sorta di punto di partenza per creare una scala (di valori/indice) una sorta di livello della formazione (che si può definire alto ed uno basso per intendersi). Va misurato? Certo che si!

Ma possiamo comunque dare una definizione del concetto di competenza basica: la differenza che corre tra l'aver ricevuto un'informazione o un contenuto è che quest'ultimo rivelerà la sua utilità nel momento in cui verrà messo in pratica. 

Un' informazione risulta essere poco più che un dato che si aggiunge alla vostra conoscenza di base ma la cui utilità non farà certo la differenza nella qualità della vostra vita.

Le conoscenze di qualità sono quelle che rispetto a quelle possedute " dai più " ci consentono di ottenere risultati nel momento in cui le mettiamo in pratica e che riescono a fare la differenza.

E' dal groviglio più o meno intricato e casuale di significati e quindi di contenuti semantici che derivano da queste competenze di valore che deriva la conoscenza di qualità.

Questi tipi di competenze che ci vengono offerte e centellinate da parte di chi dispensa la conoscenza io le chiamo CHIAVI/ KEYWORD in quanto hanno il potenziale di aprire le porte  della mente e di elevarci ad un effettivo livello superiore della formazione individuale. 

Il concetto di Semantica nella formazione secondo il mio punto di vista è trattato tanto per cambiare con superficialità e pressapochezza  inoltre è una parola che si presta ad una contraddizione in cui chi è a dare significato a cosa e perché?

E' la nostra mente o è quella degli altri a dare significatività semantica?

Matrix o non matrix è un giochetto speculare niente male con cui divertirsi a filosofeggiare ma una soluzione non gioverebbe al livello qualitativo della Formazione che rimane sempre impositiva in tutto e per tutto dai tempi ai percorsi ai materiali didattici a i contenuti semantici profusi.

Proprio quest'ultimi mi interessano in quanto se dobbiamo misurare il livello qualitativo delle competenze va innanzitutto capito dove risiede e credo non sia una presunzione porlo nei contenuti.

Ma quanti contenuti ognuno di noi ha avuto a disposizione in una vita e quanti si sono rivelati utili?

 Se la risposta è quantitativa e risulta essere una minoranza rispetto al totale ciò significa non solo che abbiamo ricevuto anche tante informazioni inutili (e lacune) ma anche solo per sottrazione induttiva che vi è una differenza tra le competenze.

La dicotomia che ne deriva è caratterizzata da contenuti utili e quelli  non utili e che se ci pensate bene i primi equivalgono a  quelli che aprono la mente  mentre i secondi  a quelli che la chiudono o la lasciano inalterata tale e quale a com'è!

Con questa distinzione quel che voglio dire è che nonostante l'evoluzione dei mezzi di comunicazione e l'inizio della diffusione della conoscenza a livello globale la realtà con cui dobbiamo fare i conti è la nascita di un paradosso ovvero che all'implementazione degli strumenti derivati dalla stampa e dal libro attraverso il digitale segue un progressivo aumento del grado di chiusura della censura e di una sempre più forte tendenza a centellinare le competenze utili.

Abbondano sempre più gli anni persi per conseguire un titolo di studio come è in costante aumento l' overload  di informazioni.

Bersagliati continuamente da informazioni finiamo la giornata talmente stanchi e saturi che certo non sentiamo bisogno di reperire altri contenuti (che casomai potrebbero essere gli unici veramente utili).Ma  anche se non fosse così e volessimo reperire contenuti utili quanti sono quelli che lo sono? Il sistema quanti ne mette a disposizione?

Il problema è che se ci riflettiamo sono veramente poche le conoscenze utili che ci mettono a disposizione mentre abbondano informazioni inutili ed obsolescenti. 

Ed è una conclusione amara quella che spetta a questo Post ed è quello che giudico il paradosso più caratterizzante della Comunicazione Contemporanea: il mondo pur essendo divenuto un luogo sempre più ricco di Informazioni sta divenendo sempre più povero di Contenuti.