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mercoledì 31 luglio 2013

L' importanza dell'arte di spiegare in altre parole alias esemplificare

fai un esempio
Ed uno di loro disse:" Maestro ma come faremo senza di te!...! Ed egli rispose :"Darete l'esempio!". (perdonate l'inesattezza delle parole ma ciò che deve emergere è il significato profondo oltre che alla mia ignoranza religiosa). 

Parole così antiche ma così moderne ecco perché Gesù oltre ad essere il migliore di tutti ed il primo fra le Rock star è anche il mio pedagogista preferito". 

Purtroppo oggi la miniaturizzazione della reputazione del Pedagogista non deriva da un confronto con la grandezza di quest'uomo che ha dettato comunque i principi dell'umanità e dell'uomo e della donna di buona volontà"  del pedagogista perduto contemporaneo solo l'ego narcisista  può essere considerato grande. 

Le sue parole restano e rimarranno per sempre a prescindere dal vostro credo religioso e anche dal mio e questa è una certezza al pari del Male che si annida florido in ogni risvolto della nostra esistenza. Cambiano le Specie si evolvono i batteri la vita muta ma il Bene ed il Male sembrano essere rimasti gli stessi dei tempi del Nazareno e ahimè oggi esiste ancora  non solo chi non da il Buon esempio ma anche chi ne ignora il significato e ancora resistono coloro che non lo conoscono. 

Quest'ultimo non è certo peggiore delle categorie che ho citato e che lo precedono in quanto entrambi fanno parte di due macro categorie: quella dei Conformisti Vigliacchi e quella dei Protagonisti Cattivi ma che almeno si possono giustificare citando quell'altra famosa frase: "perdonali Padre non sanno quello che fanno!"

Tutto ciò che ho scritto fin qui  posso capire che suoni anacronistico e fuori tema in quanto l'argomento principe di questo Post è una tecnica/abilità che può tornare utile al Formatore  e non dare ed impartire morali religiose ma l'ho fatto per due motivi:
  • Il primo è quello di ricordare ai Pedagogisti Perduti la prima fra tutte le Regole della Pedagogia: Quella di dare un Esempio Positivo ma soprattutto Costruttivo e chi non lo fa è un incapace e non onora la Pedagogia nella sua peculiarità basilare costituente.

  • La seconda corrisponde alla mia personalissima teoria che se non l'inventore il Migliore di tutti nella sottile arte dell'esemplificazione sia stato proprio Gesù non a caso chiamato MAESTRO e da cui è partito tutto sia la Pedagogia che la Formazione e quindi non dagli antichi Greci che suonano come una forzatura meramente speculativa.
Detto questo ora passiamo all'arte di esemplificare e alle domande/quesiti che ne conseguono: quanto è importante esercitarsi per poterla sviluppare? E' una dote innata o la si può apprendere? Possiamo dare una definizione più precisa del concetto d'esemplificazione?
Sia il Formatore che ogni professionista avrà sicuramente sperimentato almeno una volta nella sua vita  una situazione tipo in cui dirlo con proprie parole proprio non ha funzionato ovvero non siete riusciti a far comprendere ciò che volevate comunicare.

Poi se ci riflettiamo ho anche ristretto troppo il campo perché questi tipi di situazione avvengono tutti i giorni anche nelle occasioni Informali ma le ignoriamo.
La faccenda si fa diversa quando il contesto è lavorativo/professionale o deve generare nella fattispecie del campo d'azione del  Formatore apprendimento. In questi casi non possiamo ignorare di aver raggiunto l'obiettivo comunicativo o l'aver fallito.. passare avanti potrebbe voler dire far franare il già delicato castello di carta dell'impalcatura mentale di chi ci ascolta.

Volendo definire l'esemplificazione prima dobbiamo capire meglio in quali contesti esse si rende necessaria e penso senza peccare di presunzione la prima fra tutte è nel momento in cui l'uditore nell'ambito di un'azione comunicativa ha difficoltà a comprendere.

Quindi l'esemplificazione viene chiamata in causa nel momento in cui la comunicazione non genera una facile comprensione. L'esemplificazione è una riduzione della complessità. 

Qual'è la Criticità che si nasconde/cela dietro questa tecnica che ahimè oggi la si può annoverare più nelle abilità soggettive che in un processo comunicativo basico? Purtroppo che i soggetti e peggio ancora i professionisti confondono l'esemplificazione con il banalmente : lo dico con parole mie! 

Con il risultato che chi traduce il concetto che intende comunicare in altri termini non effettua una riduzione della complessità ma una traduzione che si basa sul contenuto esperienziale soggettivo che non necessariamente appartiene all'uditore e che spesso comporta ulteriore confusione con il risultato della manifestazione di una faccia ancora più sbigottita dell'uditore /ricevente e una sorta di finta comprensione dallo stesso.

Quest'ultima fase quella dell'accettazione da parte del ricevente è addotta non tanto da disinteresse ma sia per non mancare di rispetto all'incapacità del comunicatore di comunicare il concetto e quindi metterlo in imbarazzo sia per lo stato confusionale in cui è caduto vittima e in cui si era ritrovato ancora prima dell'esemplificazione.

Perché non bisogna dimenticarselo che spiegare un concetto è come condurre in un labirinto buio l'allievo attraverso un sottile filo il quale se perso  attraverserà tutte le difficoltà del caso per ritrovarlo. In altre parole non basta richiamare l'attenzione per essere seguiti ma bisogna anche monitorare continuamente la comprensione per condurla verso l'obiettivo che intendiamo che sia raggiunto.

Ed ecco che ci tornano  utili l'insegnamenti e le parole di Gesù  che nella sua semplicità era una manifestazione di una continua riduzione della complessità questo perché quest'ultima genera tranquillità riduce l'ansia avvicina le persone verso soluzioni condivise. 

Non abbiate paura a scartare persone che pretendono di generare apprendimento inducendovi a vivere in ambienti ansiosi  che generano instabilità e non equità fra gli individui  quelle persone sono dei Cattivi maestri incapaci e sono solo DANNOSI. Gesù quando le persone non capivano faceva Parabole/Metafore che altro non erano che esemplificazioni comprensibili.

Queste riducevano la complessità del suo pensiero attraverso traduzioni che erano comprensibili perché contestualizzate e calate nel bagaglio conoscitivo ed espressivo di chi lo ascoltava.

La parabola si equivale all'esemplificazione contemporanea che è la traduzione di un nostro concetto complesso in quanto comprensibile solo a noi  in relazione al nostro bagaglio esperienziale e concettuale ma la cui criticità risiede nel rischio di non comprensione del Ricevente perché non facente parte del suo bagaglio di conoscenze.

Calare nel contesto altrui una propria conoscenza comporta un'attenzione e una bravura nel compiere due azioni: la prima semplificare al massimo il concetto riducendo le criticità di fraintendimento  e la seconda che è la parte più difficile e che richiede una maggiore abilità è quella di ricostruire il significato abbandonando gli elementi certi attraverso i quali noi la conoscevano per far immedesimare l'uditore.

Quest'ultima capacità è la più difficile in quanto richiede la conoscenza in partenza dell'uditore e del suo contenuti esperienziale questo perché l'esemplificazione rappresenta un collegamento diretto con l'esperienza nell'atto della comunicazione.

Visto che non possiamo conoscere tutti nel momento in cui comunichiamo anche se dotati di ottime capacità intuitive si tratterebbe sempre di un'azzardo mentre il nostro interesse è raggiungere l'obiettivo di farci capire ciò che ci rimane e su cui possiamo esercitarsi è la prima fase quella della Semplificazione.

Essa anticipa la costruzione di una storia e la successiva contestualizzazione (se conosciamo il ricevente) e quindi attuare una semplificazione attraverso una riduzione della complessità quando vediamo che chi ci sta ascoltando ha difficoltà di comprensione.

Ovviamente non è un abilità che si impara dall'oggi al domani e che vi confido ancor oggi mi mette spesso in difficoltà...ma spero di migliorare!! D'altronde se c'è un' aspetto della vita che ho apprese è che una parte delle soluzione di un problema (fase iniziale?) avviene quando ce ne rendiamo coscienti..e non lo abbandoniamo  alla pigrizia mentale.

Poi c'è Gesù che quando vedeva che le parole non bastavano faceva i fatti anzi dava l'esempio ecco perché egli è e rimarrà sempre il migliore di tutti!