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giovedì 22 agosto 2013

ANTI o NON Convenzionale

conseguenze nonconvenzionale anticonvenzionale
L'intelligenza dell'Iconoclasta è senza dubbio capace di dimostrarsi geniale attraverso la fattibilità del proprio credo e quest'apice indica il massimo sul termometro che oggi adopereremo per misurare proprio quest'aspetto peculiare delle nostre menti come nel percorso evolutivo che ci è stato raccontato.

Ovviamente come ho fatto in alcuni post precedenti il mio obiettivo non è analizzare i massimi esponenti che sono più argomento di interesse della letteratura romanzata e delle leggende e dei manuali accademici ma le figure che riempiono quello spazio o scala decimale che si interpone tra il minimo ed il massimo per arrivare all'eccellenza anche detta genialità.

 Questo mio interesse nasce sia da una necessita morbosa di saturare le mie incertezze come la disistima inflittami dal sistema d'istruzione tradizionale che da una necessità prettamente pratica inerente la professione del Progettista della Formazione.

Questo perché la forma d'intelligenza che ho appena citato è di riferimento per il nostro ambito professionale sia per essere creativi ab intra che ad extra attraverso la canalizzazione nel nostro operato dell'azione dei soggetti che ne sono dotati. 

Elencare i tanti vantaggi come le sicuramente presenti idiosincrasie di chi presenta anche solamente tracce di questa forma mentis in quanto il denominatore comune della relazione/incrocio/visione d'insieme di queste caratteristiche è la Creatività anche come prodotto ma anche come processo e dalle conseguenze che essa comporta nella e sulla umanità non è importante ai fini dello svolgimento di questa trattazione. 

Temo che giocarsela a far emergere questo giochetto dialettico risulterebbe il classico lavoretto speculare che pone enfasi sugli aspetti romantici della  fama che li precede rendendo nuovamente questa risorsa celata dietro al muro invisibile dei sensi comuni. 

Quando invece essi sono tra noi e forse prima ancora che cercare gli alieni dovremmo imparare a distinguere la diversità che abbiamo intorno e  non a ghettizzarla ma ad usufruirne per il bene di tutti. Ed è proprio questo il Punto focale di questo Post: ovvero qual'è la ragione intrinseca della nostra mente che ci porta ad escludere e a ghettizzare ma spesso anche a non riconoscere e confondere questa peculiarità della mente umana con una minaccia tanto da mutare il comportamento sociale addirittura riuscendo a polarizzarlo? Perché?

Forse non potrò rispondere a questa tipo di domanda attraverso risposte derivate dal metodo scientifico ma siamo sicuri che i comportamenti riprodotti in laboratori o attraverso esperimenti replicati direttamente sul campo quindi anche simulazioni siano migliori della testimonianza di chi vive realmente nella vita di tutti i giorni quella specifica casistica?

Un buono Psicologo certamente riconosce una malattia e forse la sa curare ma dopo che essa è divenuta statistica perché è attraverso di essa che può conoscere gli effetti e capirli per poi fare la sua diagnosi altrimenti si dovrebbe affidare solo sul racconto del soggetto/paziente che come sappiamo è sempre una distorsione/trasformazione della realtà..e che è soggetta ad interpretazione che come ben sappiamo elevata la percentuale di criticità inerente la possibilità di sbagliare....non dico non si possa fare: l'intuito è caratteristica della nostra natura al pari dell'esplicito linguaggio orale ma quante persone con questo grado di sensibilità avete conosciuto nella vostra vita? 

Percentuale bassina nivvero??....Forse per alcuni di voi la risposta è addirittura nessuno...no? 

Avete scavato abbastanza nella vostra mente da riconoscere queste cose?


Per alcuni di voi casomai suonano banali ed io non sono uno strizzacervelli ma se ho imparato una cosa sin da bambino è che se NON avessi regolato il mio comportamento in base alla risposta degli altri beh sarebbero stati caxi fernet...ma la vita direte voi non è mica così semplice non è un' equazione chi pensa così o è un ragioniere o un minorato ma ciò non toglie che anche se appartenete a queste due categorie e la vostra intenzione è di sopravvivere  o è il vostro spirito di conservazione che vi impone di farlo (roba istintiva per i senza materia grigia) il vostro specchio rimangono gli altri e che autostima o disistima sono a prescindere dal rispetto delle norme sociali.

E se vi è una certezza che ho acquisito giunto alla mia età è quella di credere in ciò che sento ma non in ciò che gli altri attraverso il loro comportamento mi rimandano come feedback per farmi capire chi e cosa sono.

Ciò non significa che non sia attento ai messaggi comportamentali del mio prossimo per rispettarlo ma che i suoi potrebbero essere sbagliati se usati come indicatori sui quali calibrare la visione che ho di me stesso. 

Può sembrare una questione ovvia ma ad una domanda mirata i più vi risponderebbero che loro o se ne fregano o se ne interessano troppo o una via di mezzo asseconda dei momenti  ma che comunque loro malgrado alla fin fine fanno trapelare che  nessuno può comportarsi a prescindere dagli altri.

Ed io di questa lezione non ho potuto farne a meno come tutti voi con la solita differenza di non capire perché a seguito di continue produzioni di idee e prodotti creativi volti a migliore la mia condizione e di chi mi stava accanto esse generavano sempre problemi.


Non aveva senso quando invece coloro che non facevano nulla andavano lisci come l'olio..

...vabbè che questa è Pitecolandia ma la vita poi è anche una questione nel micro e allora il problema dov'era?

Gli specialisti potrebbero trovare cause da Edipo al neuromarketting  fino al mio dottore terrorizzandomi con un principio di ragadi ma spiacenti non solo non avrete i miei soldi poi figuriamoci se spendo per assistere alla caccia al tesoro specie quando si tratta della mia mente....

La spiegazione/causa l'avrei scoperta a mie spese ovvero che coloro che ragionano pensano e poi ahimé agiscono attraverso modalità non convenzionali fanno altamente incazzare coloro che sono proprio CONVENZIONALISSIMI i quali o per mantenere il proprio status quo riconosciuta la loro inferiorità o perché istintivamente si sentono minacciati da ciò che non capiscono  ti etichettano come ANTI-CONVENZIONALE.


Le persone sono così confuse dalla gestione di questi despoti detentori del potere che un po' per sindrome da genere Ovis per pigrizia mentale di vario genere confondono sempre di più queste due definizioni che oltre ad essere differenti anche se in alcuni casi sono di natura consequenziale altre assolutamente no e quindi non necessariamente interdipendenti.


M spiego meglio prima dando le relative definizioni :


NON CONVENZIONALE
si attribuisce ad una modalità di ragionamento che attraverso soluzioni diverse dalle convenzioni raggiunge anche gli stessi risultati degli altri (media sociale) quindi potremmo dire che è una TECNICA che fa parte della nostra attività cognitiva e che non necessariamente sfoga in un comportamento.


ANTICONVENZIONALE invece si attribuisce ad un atteggiamento e che invece potrebbe essere il frutto sia di attività cognitive convenzionali che non convenzionali e che quindi fa parte della sfera del comportamentale.
Nello specifico va ad agire nei confronto delle convenzioni manifestando contrarietà dissenso ed altre modalità di comportamento la cui finalità è porsi in contrasto con la società.

Probabilmente entrambe possono distruggere come costruire ma il punto focale di questo post è che un individuo che pensa e progetta in modalità NON convenzionali non necessariamente svilupperà atteggiamenti e comportamenti ANTI convenzionali e che se coloro che si sentono minacciati da chi è diverso li ostracizza definendoli ribelli e asociali compie per primo un danno alla società che anche se non si rifletterà direttamente sullo stesso e  la farà franca nel suo piccolo pezzetto di terra il suo minuscolo regno di narciso ricadrà a cascata sul livello della cultura e dell'innovazione del nostro paese specie nel campo dell'istruzione/formazione.