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venerdì 22 agosto 2014

Web Writing : il meccanismo perverso della pubblicazione

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Prima di passare al core della questione di questo post ci tengo a precisare che non ho intenzione di fare polemica ma solo chiarezza e cercherò di mantenere i toni molto soft.

In realtà ho fatto questa introduzione per anticipare una importante verità della mia attività di blogger: "

"nonostante scriva in un Blog questo non vuol dire che sia automaticamente affascinato e succube del meccanismo narcisistico auto-referenziale che si sviluppa nel momento in cui si pubblica qualcosa nel Web.
Anche se capisco benissimo le implicazioni date dalle conseguenze del potere mediatico intrinseche ad un blog ritengo che sia importante specificare come la si pensi sull'argomento al punto tale che inserirei a riguardo anche una nota nella disclaimer.

In fondo faccio appello al principio di non credibilità in base al quale fino a prova contraria un'opinione debba rimanere tale e quindi libera e non perseguibile specie se non lesiva e a maggior ragione quando sostiene la verità.

L'autenticità comunque la restringerei solo alle dinamiche appunto offensive-lesive e non come adesso che è estesa ed applicabile al primo accenno di diffamazione anche se solo presunta in quanto come può mentire colui che pubblica può mentire anche colui che denuncia e farlo solo per approfittarsene a livello pecuniario e per ritorsioni di stampo emotivo-personale.

Il rischio perciò è una censura al contrario in cui in nome della prepotenza proprio colui che è colpevole viene non solo tutelato ma anche premiato.

La ragione per cui scrivo su un blog è limitatamente di stampo motivazionale in quanto simulando un registro comunicativo rivolto all'altro attraverso uno strumento mediatico riesco a farmi forza per scrivere rispetto ad un comune file di video scrittura e non è certo il ristretto numero di utenza che mi segue che mi spinge a farlo che tra l'altro non conosco nemmeno. A testimonianza di ciò è che solo in questo ultimo mese ho aperto i commenti alle opinioni di lettura e che perciò il processo di produzione e di crescita formativa si è svolto in una modalità indipendente-soggettivo-personale e che è ben lungi dalla credenza che si attribuisce a questa pratica.

Credo che difendere il legittimo dubbio e la libertà di opinione sia importante al pari di perseguire le persone che usano il Web per commettere illeciti e cattiverie varie e che sarebbe opportuno come cittadini Italiani fare qualcosa in quanto coloro che scrivono per un blog lo fanno per il bene comune ed il miglioramento culturale-sociale e quindi vanno annoverati fra le figure costruttive e non quelle distruttive che poi non solo sono così presenti nel panorama professional italiano ma spesso hanno già tutte le possibilità per farla franca a dispetto delle persone che con onestà quotidianamente a differenza loro si espongono in ogni pratica a cui si applicano.

Inoltre pubblicare non significa in automatico voler sputtanare ma anche e soprattutto nel mio caso generare conoscenza collettiva e di riflesso personale; come me molti blogger agiscono proprio perché questo non avvenga e si sacrificano a tutela del diritto all'informazione. Relegare alla sola prima finalità questa attività produttiva è restringere la scrittura al mero potere mediatico privandola dell'anima dell'autore.

Accomunare sotto un unico ombrello l'eterogenea e variegata produzione della blogosfera equivale a ridurla alla stregua della mera attività di pubblicazione giornalistica che spesso anziché fare formazione e generare cultura sfocia proprio nella denuncia sociale e quindi i provvedimenti presi per una categoria non sono adatti a tutte le altre e per questa ed altre ragioni tutte molto importanti urge una revisione approfondita del codice penale.

Ovviamente il dibattito è aperto e i commenti indispensabili per formarsi delle opinioni criticamente valide.