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venerdì 28 novembre 2014

Capitale Umano : la teoria del Genio

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Thinkstock
Questo Blog certo non nasconde la mia morbosa passione per tutto ciò che è connesso all'idea di genialità non tanto intesa nella sua accezione romantica bensì da riferirsi alla quotidianità in cui ciascuno di noi è immerso e con cui deve obbligatoriamente fare i conti.

I miei dubbi finiscono quasi sempre per risalire ad un solo motivo principe:

quali recondite motivazioni comportino che l'intelligenza, spesse volte, anziché essere una benedizione possa rivelarsi una maledizione e se sia dovuto ad un errata quanto confusa classificazione delle sue forme ammesso che esse esistano. 

Sulle tipologie di intelligenza hanno già disquisito intellettuali ben più illustri di quanto non potrei fare io ai quali spesso è andato un riconoscimento che pendeva più verso l'effimero che non a vantaggio dal peso dato alle teorie scientifiche; dico ciò supportato dalla realtà che è intorno a me' che anziché dimostrarmi il contrario mi ha sempre posto dinanzi a due macro tipologie di intelligenza e a testimonianza al massimo di qualche sfumatura-declinazione diciamo variabile.

Tagliando corto: quante volte vi siete trovati ad interagire con individualità che per quanto erudite e la cui fama di soggetti intelligenti riconosciuta socialmente li precedesse, poi, dopo averli conosciuti detto volgarmente si sono dimostrate di non capire un accidente?

Che spiegazione vi siete dati in merito?  Ne Esiste una plausibile da dare al fenomeno?

Per adesso nonostante le mie più rosee aspettative ed intenzioni di "geni assoluti" ne ho incontrati assai pochi ancora meno di persone brillanti; ovviamente, tengo conto che non posso aver incontrato tutta la popolazione mondiale e non sono certo un personaggio noto, eppure, posso sintetizzare l'intelligenza con cui ho interagito sino ad adesso in queste forme principali le quali poi possono essere anche tutte presenti nela medesimo soggetto o intersecarsi in tutte le variabili possibili:

  • Intelligenza semantico-interpretativa: può essere forse costruita se essa non è innata?
    Dubito fortemente visto il numero di persone erudite che poi alla resa dei conti si sono dimostrate di non capire praticamente niente di ciò che gli sta' intorno dimostrando un'ottusità senza pari.
    Oltretutto ritengo sia anche la più complicata da sviluppare ed è per questa ragione che la lettura specie se interpretativa risulta essere attività per pochi e assai faticosa.
    Essa comporta la capacità di decontestualizzazione della conoscenza applicata continuamente in contesti diversi e quindi una notevole flessibilità ed attività di reiterazione concettuale applicata a variabili totalmente eterogenee e differenti sino a divenire per certi versi creativa.
    Ancora, è caratterizzata da attività di stampo riflessivo e dai modelli concettuali che ne derivano.
  • Intelligenza erudita: fino a prova contraria per il momento si sa' che è necessario che sia costruita a prescindere dai soggetti che battuta la testa si sono trovati a parlare un'altra lingua o a saper dipingere le quali eventualità fanno emergere il sospetto di una sorta di linguaggio pre-codificato esistente nella mente umana.
    Mentre, invece, purtroppo non ne' derivi necessariamente una qualità sopraffina del ragionamento è una triste conferma con cui spesso ci si imbatte la cui unica certezza deducibile è una grande delusione dell'aspettativa mal riposta appunto nel soggetto.
    E' a carico esclusivo dell'attività mnemonica.
  • Intelligenza istintivo-genetica:  deduttiva, induttiva ed in astrazione costituisce un "quid d'insieme" non quantificabile ma determinante ai fini anche delle precedenti forme intellettiva appena citate in questo elenco puntato.
    Pur non essendo quantificabile ci pensano quella semantica ed erudita ad offrirci un responso assai valutativo rispetto alla qualità complessiva del ragionamento.
    E' innata.

 CONCLUSIONI 

Difficile negare che l'intelligenza erudita si occupi prevalentemente di nozioni ed informazioni su base mnemonica mentre quella semantica sia principalmente di stampo riflessivo (ad esempio la lettura filosofica che non manca di avere connotati logico-matematici) e che ciò comporti una distinzione piuttosto marcata tra chi è semplicemente sapiente e chi invece intelligente creando così una disparità anche di diritti causata dalla lettura data dalla società che finisce, da sempre, per fornire gli strumenti spesso ai soggetti sbagliati  e che quindi poi si rivelano essere un investimento inutile per la comunità ed il suo welfare.