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giovedì 19 novembre 2015

Il fai da te secondo i professionisti

formazione scienze della formazione e studi umanistici

Se rientrate tra i lettori abituali dell'Antonio Luciano blog siete già al corrente di quanto tempo e parole abbia speso per celebrare il sacro, anche se profano, rito del:

Fai da te

Il fai da te in pillole
Potremmo quassi definirlo una forma di 'rituale' per soggetti che con l'arte di arrangiarsi cercano di farsi spazio nella vita, imparando a fare qualcosa, magari, copiandola/ rubandola con gli occhi.

Una vera e propria metodica di apprendimento il 'fai da te' che non solo vive di una vita propria ma ha una storia ed una sua particolare evoluzione;

..basti, pensare al Web, ed a tutte le tipologie di apprendimento Online che vanno maturando e che hanno preso man mano forma nel tempo, sviluppandosi alle pendici dall'antenato e maestoso plesso roccioso, appartenente alle tecnologie dell'istruzione digitale: l'e-learning.


Pensavamo di stupirvi con effetti speciali....
Per la formazione sarebbe potuto dovuto diventare il tripudio della tecnologia al servizio delle progettazioni di settore, mentre, invece, la situazione sincronica parrebbe smentirci per lo più pesantemente, ma questo è tutt'altro discorso.


Specialista o specializzato; chi il migliore?
Scientificamente proprio non saprei fare un raffronto tra coloro che sono specializzati e chi invece arriva ad auto-maturare conoscenze e competenze anche di livello alto e sopraffino per poter tirare due somme e dire chi sia meglio.

Lo sappiamo benissimo; il gioco non vale la candela, ma, anche che questi rappresenta un grosso limite per il talento, nella fattispecie, quando questo viene sottratto a chi gli compete per essere dato a chi invece non lo merita.


Frustrati e frustrazioni professionali
Fare della propria vita professionale una forzatura poi è una autentica stortura, oltre, che ideologica anche dannosa di riflesso per la collettività per non parlare del professionista che in primis vede frustrate le proprie ambizioni che come diceva Confucio sarà costretto a faticare il doppio trascinandosi dietro il proprio angusto ed immeritato destino.

Per converso non so' proprio immaginare in che situazione viva e si crogioli il sottrattore di talento, il quale, da gaudente assume forme e sostanza che non gli appartengono;

probabilmente andando recitando un ruolo che non gli appartiene, deviando così la propria attenzione su aspetti non competenti gli aspetti che, altrimenti, andrebbero soddisfatti tramite il talento, dacché appunto spesso se ne sovviene che essi siano dannatamente frustrati e che della loro situazione ammorbano ed angosciano tutto ciò che li circonda.

Perciò, è bene oltre che giusto, che ciascun peso trovi la forza idonea per essere portato, pena, altrimenti, di generare uno squilibrio sistemico in cui i rapporti professionali collaborativi e cooperativi vanno letteralmente a farsi fottere.


Il Paradosso
Eppure, inutile negarlo, tutti pratichiamo e coltiviamo una qualche forma, anche se sottile e silente, di 'fai da te' o per lo meno, ci abbiamo provato, almeno, una volta nella vita.

Paradossalmente, appunto, ho notato una idiosincrasia inconscia di taluni professionisti che pur praticando del sano 'fai da te' in discipline non di loro competenza (a prescindere dai risultati che non sono di nostro interesse ai fini di questo post) non accettano di buon grado l'occuparsi della propria.



 CONCLUSIONI 
Invece, sono convinto che la contaminazione tra le discipline (mantenendo un approccio trans-multi-diciplinare) ed i rispettivi diversi settori professionali siano un bene da ricercare e che comunque nessuno è perfetto neanche nell'ambito di ciò di cui si occupa con prevalenza.

Mantenere una mente aperta alle influenze come alle mescolanze contaminanti, dispone, il professionista, anche verso un approccio più contemplativo della realtà che lo circonda cosicché poi risulti essere più capace e sensibile nel cogliere, magari, talune sfumature che potrebbero invece inficiare la qualità del lavoro compromettendone il risultato finale.

"Non bisogna avere timore di ciò che non si conosce, ma, viceversa, di ciò che rimanendo oscuro, celandosi ai nostri occhi, forse, potrebbe renderci persone-professionisti meno capaci di leggere come interpretare le tante realtà che, invece, ci circondano.