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venerdì 27 novembre 2015

L'istinto di conservazione è una farsa

istinto conservazione filosofia metafisica esistenzialismo
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Senza ripetere il titolo, aggiungo, che esso è preinstallato nel nostro DNA al pari del linguaggio anch'esso pre-codificato;

in altri termini un istinto animale si è mantenuto nei secoli e si ripropone nella nostra specie per garantirne la sopravvivenza a dispetto di tutto ciò che accade, anche di più nefando, sul nostro pianeta.

Difatti basta pensare a quante volte ci siamo trovati a confrontarci su queste tematiche filosofico-esistenzialiste, nella fattispecie, quando tra esseri umani si stabilisce una sorta di confronto un po' più profondo dei dialoghi che si hanno nella norma.

Dibatterne è normale anche se nasce dalla pigrizia mentale
D'altra parte i dialoghi metafisici che tentano di trascendere la realtà materiale, talune volte, fanno parte della nostra vita al pari di tante altre argomentazioni e gli individui vi si pongono nelle maniere più disparate che vanno dalla fede ceca allo scetticismo più completo.

Insomma, ce n'è per tutti i gusti e variazioni sul tema, non mancando di balzi tanto estremi da farci girare la testa, anche se rimane inudibile il dato di fatto che nessuno ha ancora una spiegazione concreta se non un insieme di formulazioni teoriche più o meno coerenti oltre che contraddittorie.

Ciascuno di noi perciò è libero di pensarla come vuole e non ha motivo di non tollerare la sensibilità altrui, ad una credenza piuttosto che un'altra, pur rimanendo destinato ad una sorta di stato/modalità di attesa che perdurerà per tutta la propria esistenza.


L'eccezione che non conferma la regola
Personalmente, invece, ho notato che le persone sono solite mutare la propria interpretazione 'filosofica dell'esistenza e dello spirito di conservazione' in base ad una variabile non affatto trascurabile: il dolore.

A forme più o meno intense di percorsi di sofferenza subiti e di vissuto, i soggetti, presentano versioni personali che sono solite essere assai ben diverse dalla norma, le quali, appunto, tendono a discostarsi dal lineare senso comune.

Infatti, non è infrequente che proprio coloro che sono stati colpiti dai peggior tipi di disgrazie maturino esempi addirittura illuminanti e motivazionali rispetto a chi, invece, a confronto vivendo una vita normale non riesce a vedere, come assorto, in una sorta di cecità esistenziale.

- Come può essere spiegato tale fenomeno quando, invece, a logica dovrebbe compiersi al contrario?


La mente programmata
L'istinto di conservazione è solo un software che gira nell'hardware della nostra mente, che al pari di altri istinti, come la paura, ad esempio, si sono fissati nella nostra corteccia celebrale pre-codificandosi, così di generazione in generazione, che se lo tramanda mantenendolo.

mente coscienza programmazione neuronale
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Tutto il resto viene, ahimè, rafforzato attraverso i sistemi educativi, i quali, dalla tenera età infantile agli anni di formazione, periodo in cui avviene lo sviluppo di una coscienza, perpetuano una ciclica azione di rafforzamento di tali istinti su basi teoriche di pensiero generando, appunto, dei modelli.


Il dolore come rottura dell'esistenza percepita come senza soluzione di continuità
Invece, coloro, che a causa di forti eventi traumatici subiscono delle fratture alla continuità della vita intesa come processo lineare di crescita ed evoluzione del soggetto escono da questa sorta di programma mentale che si è andato sviluppando parallelamente a quello biologico nel tempo e per queste ragioni maturano se vogliono sopravvivere visioni e prospettive assai ben diverse.

Perché una volta usciti dal programmo non vi è più nulla, per un tempo indefinito vi è sola follia e poi niente nessun appiglio, nessuno accanto che possa generare senso di appartenenza, ma, solo fredda quanto cinica diffidenza e solitudine.


Lo dicono pure i saggi
astrazione immaginazione sopravvivenza pazzia follia
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Trovare una ragione per vivere è cosa assai ben differente di lottare sino alla fine per non andarsene e la saggezza poco c'entra con questo conflitto d'interessi il quale può durare anche tutta un'esistenza.


Magari per converso i più maliziosi avrebbero ad intenderla che siamo 'programmati per morire' ma scadenza a parte, allora, mettiamola così:

siamo esseri viventi con uno spiccato quanto ironico senso di astrazione per concepire il destino.