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lunedì 2 maggio 2016

Il blog è un tatuaggio

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Non c'è niente da fare più vado avanti nella mia esperienza di blogger e più mi rendo conto che alcuni post sono già scritti nella mia testa tanto che poi trasformarli in testo è del tutto naturale mentre alle volte invece taluni sono un autentica agonia come emergere dalle viscere oscure degli abissi in assenza di ossigeno.

"Questo è uno di quelli che appartiene alla prima categoria e che quindi sono anche un piacere da scrivere

La prospettiva d'analisi di un esperto blogger

L'idea di questo contenuto mi è venuta in seguito ad un post di +Rudy Bandiera che ho letto qualche tempo fa' in occasione della celebrazione del 9° compleanno del suo blog il quale con la simpatia con cui è solito comunicare nei suoi video in quel flusso continuo di parole niente meno che legate a concetti altamente logici ed incisivi si esprimeva in merito ad una riflessione in merito a come era cambiato il suo blog negli anni e a come non diniegasse affatto ed in alcun modo i post/ contenuti che aveva scritto precedentemente sin dai suoi esordi come blogger.

Anzi, consapevolmente, il suo ragionamento faceva capo ad una realtà innegabile ovvero che A) il tempo ci cambia e B) è naturale che una volta trascorso, anche, di non riconoscersi in ciò che si è fatto precedentemente.

"Detto altrimenti corrisponde ad accettare tale "passaggio" con maturità osservandosi anche con compiaciuta tenerezza e perché no anche ironia


Chi non capisce o accetta tale realtà probabilmente è un individuo poco soggetto al cambiamento e che ahimè temo sia destinato a concludere la sua vita al pari di come l'ha principiata il che non è umano direte voi ma purtroppo è cosa assai frequente e sfortunatamente di questo mondo.

Ancora, aspetto non trascurabile, non è certo da annoverarsi tra i candidati ideali ad aprire un blog!

Tuttavia che i post di un blog una volta pubblicati nonostante non siano indelebili è risaputo vadano incontro all'inesorabile obsolescenza temporale è un dato di fatto;

qualche soluzione/ suggerimento in merito ricordo di aver tentato di darla qualche tempo fa' ma era una roba più orientata alla tecnica piuttosto che al romanticismo che solo una riflessione di stampo umanista può fare.


Il tuo percorso di blogger è come un tatuaggio: personale, condiviso e forse indelebile?

Quindi eccoci alla frase di chiusa quella di sintesi, d'effetto (anche nauseabondo):


"il blog è come un tatuaggio; personale, condiviso e forse indelebile..

Perciò salvo che tu non abbia disegni osceni addosso lascia perdere chi ti ha consigliato di coprire quel tattoo di quando eri 18enne;

esso è invecchiato con la tua pelle e fa' parte di te tanto quanto tanti altri pregi e difetti che ti porti cuciti addosso!

Tanto ci saranno sempre persone che non capiranno il suo significato nonostante qualsiasi disegno ti abbiano consigliato per coprirlo, il problema permarrà.

Che anche il blog sia da considerarsi al pari di una metafora della nostra professione?

Certo che no! Ma anch'esso si presta a libera interpretazione soggettiva ma non per questo limitandolo alle dinamiche sterili ed improduttive e ciò difatti lo pone di diritto nell'olimpo dei media che consentono il dialogo, l'ascolto, un reciproco confronto.

Perciò il suo "significato" è anche negli occhi di chi lo osserva; esso si scinde tra quello pubblico e quello intimo e personale dell'autore-blogger;ovviamente contano entrambi ma è a discrezione di quest'ultimo decidere su quale continuare ad investire e credere, stabilire un equilibrio, imparando a distinguere e gestire di conseguenza il rumore di sottofondo delle critiche sterili a vantaggio di quelle costruttive da rafforzare.


E con la reputazione come la mettiamo?
Tra gli aspetti critici quello da non trascurare è il fattore reputazione. Ritengo che preoccuparsi di questo aspetto critico sia un errore di messa a fuoco della questione che allontana rispetto a quella determinante affinché lo si apra:

"difatti si apre un blog proprio in virtù di fare la differenza facendo parlare in primis le nostre competenze


Quindi, come convivere con i nostri difetti ed il passato scomodo?

Echìssene facciamo parlare appunto i contenuti, curiamo l'attenzione all'analisi dei punti deboli e delle criticità applicandoci per trasformarli, magari, in punti di forza;

tanto le malelingue esisteranno sempre come le critiche sterili è bene farsene una ragione e perciò meglio investire le energie su altri fronti produttivi come lavorare su altri livelli di sviluppo/ aspetti costruttivi.


Soluzioni, ne abbiamo?
Educare per formare le persone innanzitutto allo "status" che oramai ha acquisito il blog nel e per il sociale, il capitale umano potrebbe essere un inizio;

poi, però, necessita di essere rinforzato cosicché si ribalti la prospettiva d'analisi nei confronti dei contenuti passati in favore di un processo di maturazione delle utenze per consapevolizzare rispetto al percorso diacronico di un blogger il quale a dispetto dei post passati è da analizzarsi, bensì, innanzitutto come autore sincronico.

E perché no spingere anche le persone ad aprirne uno di blog per dare, così, una svolta alla propria professionalità.