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mercoledì 1 giugno 2016

Intervista a Barbara Gozzi | Freelance | Strategie digitali e storie

interviste storytelling freelance formazione blogging blog

Introdurre gli specialisti web a cui sono dedicate le interviste come oramai da consuetudine su questo blog è la parte che apprezzo di più fare anche se trattasi sempre di un processo piuttosto delicato;

vuoi perché ciascuno degli intervistati sino ad ora è stato scelto per particolari aspetti peculiari che trascendono la parte strettamente professionale come quelli caratteriali e di etica del lavoro online vuoi perché in fondo in fondo sono un inguaribile romantico ed oltre ad amare il praticare del sano blogging scrivere poche righe di sintesi ed incisive che siano una descrizione d'insieme della loro esclusività mi gratifica profondamente.

+Barbara Gozzi è difficile se non quasi impossibile racchiuderla in poche righe ne imprigionerei lo spirito aperto e la ricchezza d'animo oltre che di contenuti preferisco in questo specifico caso far parlare lei di se' attraverso le parole che rubo appositamente dal suo sito web-blog, innanzitutto mostrandovi lo screenshot sottostante:

life long learning formazione continua storie storytelling


Direi che sia piuttosto esaustivo come 'messaggio' e lascia ben poco all'immaginazione;

prima di lasciarvi alla lettura dell'intervista vi suggerisco quella della pagina: 'Fare rete, Valore Raggiunto, Coltivare' del suo sito-blog 'La bellezza delle storie' d'altronde quando si tratta di descrivere una specialista così completa, trasparente e ricca di valori ritengo sia più opportuno lasciare che siano le sue parole stesse a far da presentazione.


Chi è Barbara Gozzi? 


Sono una freelance, mi occupo di comunicazione e marketing digitale, storytelling, copywriting, contenuti digitali ed editoria. Per tredici anni ho lavorato come impiegata, continuando a studiare e svolgendo i primi incarichi ‘da esterna’ poi mi sono dedicata alle ‘storie’ ad ampio spettro, inizialmente per l’editoria, poi, dopo il master il Tecnologia Digitale e Net Economy mi sono avvicinata ad altre tipologie di servizi dove il web ha senza dubbio un ruolo dominante e, negli ultimi anni, nel digitale.


Laspetto che più mi ha colpito del tuo blog è come interpreti la formazione da cui traspare un approccio trasparente misto a competenze professionali che condivido pienamente ti andrebbe di esplicitarlo maggiormente per i nostri lettori?

Ho sempre vissuto la formazione come un’opportunità. La difficoltà, quando ho iniziato il mio percorso professionale, è stata proprio nel trovare le dinamiche formative più vicine a me come individuo, alle mie capacità ed attitudini quanto alle opportunità lavorative. 
Nel tempo però, acquisendo esperienze, misurandomi a mia volta con competenze e abilità, ma anche stando a stretto contatto con colleghi e clienti, ho maturato una necessità di formazione ‘open’. 
Mi piace trasferire ciò che ho imparato, specialmente adattandolo alle necessità pratiche. 

"Trovo che se la formazione può tirare fuori talenti, risorse e idee, se può dare altri strumenti e occasioni, se è di aiuto e aggiunge valore, è sempre tempo ben speso, comunque. 

Nel digitale senza dubbio c’è tanto ancora da comprendere, anche sul piano formativo che ancora non è percepito al pari di altri settori come uno step necessario a definire basi personali per future costruzioni.


Inoltre è evidente dal tuo sito-blog che sei una specialista in formazione continua e permanente, giusto appunto cosa ne pensi del life longlearning?

"Onestamente, ancor prima di attribuire un termine, per me è più uno stile di vita. 

Nel senso che, senza particolari pianificazioni o consapevolezze iniziale, di fatto nella mia vita fin ora mi sono sempre formata, in modo convenzionale seguendo gli iter scolastici, quanto attraverso molte altre dinamiche in particolare da quando, nel lontano ’96, mi comprai il primo computer con lo storico modem 56k che pagai a rate grazie al primo lavoro.
Negli ultimi anni, comunque, mi sembra sia sempre più evidente e chiaro che la situazione lavorativa sta radicalmente cambiando anche in un’Italia in parte ancorata saldamente a dinamiche sociali e schemi di decenni (e secoli) precedenti.
Le esigenze, i bisogni, i mercati cambiano di anno in anno, il digitale è sempre più un elemento della vita media di tanti, e molti aspetti del lavoro evolvono.

"In questo scenario trovo difficile ipotizzare un’iniziale formazione per poi svolgere lo stesso mestiere, nello stesso modo, nello stesso contesto, nello stesso luogo fino al rinomato ‘pensionamento’. 

Personalmente vedo più realistico un approccio eventualmente misto, ma dove la formazione acquisirà nel tempo un ruolo chiave, per rendere sempre più competitivi i lavoratori, in grado di raggiungere la propria nicchia di clienti, verso target che possono anche mutare negli anni.

Inoltre la formazione è anche l’occasione per misurarsi con limiti e opportunità, scoprendo, a volte, risorse inaspettate o valutando opzioni che, diversamente, non sarebbero nemmeno state prese in considerazione. 
Trovo possa essere di aiuto anche uscendo un po’ dai confini strettamente professionali.


Tra uno specialista online ed uno invece ancora resiliente e resistente al web che lavora prettamente offline che differenze trovi nel metodo/ filosofia di lavoro?

Sicuramente chi ha lavorato e tutt’ora opera offline ha difficoltà a entrare nelle dinamiche digitali contemporanee, segue modalità di gestione del proprio lavoro, nonché del tempo, degli spazi e delle competenze incentrate sul vis-a-vis con poche deroghe, e non necessariamente è un ‘male’ perché molto dipende dal tipo di specializzazione. 

Se però ragioniamo nella vasta gamma di professionisti tra comunicazione, contenuti, marketing, branding, e affini, fatico a capire come sia possibile proseguire mestieri restando completamente nell’offline, senza agganci col digitale.

In ogni caso l’online sollecita ogni giorno - e, secondo me, sempre più lo farà - una certa ‘elasticità’ di fondo, nell’approccio al lavoro. Mentre nell’offline non sempre è così.



Ritieni che sia possibile allo stato attuale delle cose nel nostro paese inventarsi il lavoro attraverso il digitale (Web)?

“Inventarsi” probabilmente è una parola grossa, in ogni caso ritengo che nel digitale ci siano diversi potenziali in parte anche inespressi, che possono permettere a professionalità, specializzazioni, abilità e talenti di trovare nicchie di mercato a cui rivolgersi andando, piano piano, a delineare un proprio ‘bacino di lavoro’. 
In questo senso sì, penso sia possibile anche in Italia sebbene, rispetto ad altri paesi, è nettamente più complesso “far quadrare i conti” anche per carenze normative, incidenze dei costi, impatto sociale e mentalità imprenditoriale.


Quanto è importante fare social networking? Ritieni sia frutto di un metodo univoco o di uno personale? Hai qualche suggerimento da svelarci?

Il social networking può essere una delle basi su cui costruire relazioni, contatti e diffusioni durature. Se fatto bene, con personalità, originalità, metodo e costanza, nel medio periodo porta a risultati a mio avviso determinanti per la direzione del lavoro.
Non credo agli assoluti, specialmente nel digitale, per cui metodi univoci non ne esistono mai, anche perché - e lo raccontano benissimo i tanti articoli che ogni giorno vengono pubblicati dai professionisti - molto dipende dalla sensibilità, dal contesto specifico e dalle modalità.
Il miglior suggerimento che io per prima ho ricevuto è stato di “farlo sul serio” ovvero abbandonare l’idea che sia un “accessorio”, che sia continuamente derogabile, che non sia una “vera attività”. 
Lo è eccome, esattamente come ogni attività digitale fatta per ragioni di Business o comunque di lavoro.


Facendo social networking la nostra esclusività caratteriale come professionale è una qualità che alla fine paga? Dici che è possibile convertirla in una skill che faccia la differenza a livello professionale?

Nel social networking se non “esce” chi sei, rischi di finire facilmente inghiottito dalla massa, da modi, toni, gestioni piatte e con pochi “sapori”. La miglior abilità che andrebbe coltivata, a mio avviso, è legata all’approccio propositivo verso il proprio branding senza essere ombelicali ma aperti alle condivisioni, costruendo ogni giorno su ciò che si è, dando quando possibile e mostrando ciò che può aiutare a delineare potenziali contatti, reti e opportunità.



Eancora importante dopo aver sviluppato delle competenze professionali nel web e maturato delle skills da specialista ricavarsi una “nicchia” per poter avviare un business online?

La nicchia è la chiave per un proprio business digitale, secondo me.

Salvo non si entri in realtà collettive, che si tratti di agenzie o altre forme di collaborazioni o società, la concorrenza è già talmente intensa che senza nicchia rischi di disperderti nel “mucchio”. 

E, in realtà, tutti lavoriamo su ‘nicchie’ che si tratti di nicchie per tipologie di servizi, per geografia, mercati o contatti.


Quanto è importante il blog per il tuo lavoro? Ritieni che generi valore (Capitale Umano)?

Ci ho messo alcuni anni per stabilire concretamente come ‘collocarlo’ rispetto alla mia attività professionale, ma oggi sono convinta che sia un grande valore che richiede grandissime fatiche.

Alcuni clienti mi hanno contattato dopo avermi seguita o letta, ad esempio.

Tuttavia il blog per essere effettivamente un valore ha bisogno di tante cure, di contenuti di qualità, di costanza e metodo.
E se si resta altalenanti o non ci si concede il tempo per ‘seminare’ online, di certo i risultati non arrivano.

Che relazione vi è tra la formazione e lo storytelling?

Dipende dal tipo di formazione e dall’uso che si fa dello storytelling.
Il c.d. “atto di narrare” può innestarsi in processi formativi, perché le storie possono entrarci dentro e trasmetterci, a volte, più delle mere spiegazioni. Le storie sono molto più “potenti” di quanto non siamo disposti ad ammettere, se gestite con consapevolezza, raccontate con intensità e se si curano modalità, medium, strumenti e target.

In ogni caso è una questione di approccio alla formazione, secondo me.



Pensi che fare formazione sia strettamente un ambito commerciale o invece è  connaturata con la parte più altruistica dellessere umano insita nella capacità di dare anche senza necessariamente prima ricevere?

In realtà la formazione viene fatta anche quando non la si chiama così, secondo me.
Nel senso che - ad esempio - anche nel famoso “consiglio” a volte, specie in ambito digitale, ci può essere una “pillola formativa” o in altri contesti.
Di certo la formazione implica una predisposizione a ‘donarsi un po’, c’è poi chi la colloca entro strategie commerciali e chi è meno tassativo sull’argomento. 
E nessuno ha ragione o torto in assoluto.
La formazione comunque, se fatta per lasciare un “valore” ha bisogno di un “contatto” secondo me, di comprensioni iniziali per poter essere contestualizzata, direzionata ed efficace per chi la sta ricevendo.
"In questo senso al di là di interessi economici o commerciali, personalmente la vivo con empatia.


Ancora in merito al blog: secondo te è lo strumento ideale di sintesi ove ha luogo lincontro tra comunicazione e formazione?

Nella mia esperienza può essere uno strumento di ‘base’, più che di sintesi, dove fornire e trovare spunti, aggiornamenti, chiarimenti e indicazioni anche pratiche - a seconda dello stile, delle competenze e del taglio di chi lo cura online.

Ciò che non può esserci nel blog è la contestualizzazione, rispetto sia alla comunicazione che la formazione, che è poi il motivo per cui la vera differenza in ogni servizio la fa il singolo professionista, il fattore umano.


Essere freelance offre realmente più tempo libero o invece è solo una organizzazione diversa  dello stesso ma alla fin fine si lavora assai di più?

A chi è che porta più tempo libero? ;-)
No, quando mi licenziai dal famoso ‘posto fisso’ avevo bisogno di poter gestire diversamente, con meno rigidità, il mio tempo, da donna e madre. E avendo già avviato collaborazioni sapevo che non si trattava affatto di “lavorare meno”, anzi.

Tutt’ora confermo che è una scelta piena di rinunce e adeguamenti. 

Puoi finire a lavorare in orari e momenti in cui altri riposano o si godono momenti della giornata non convenzionalmente riconosciuti per lavorare. Puoi trovarti con urgenze o imprevisti quando sei più in difficoltà - ad esempio, molto semplicemente, perché anche il freelance può avere problemi di salute o imprevisti personali, solo che queste variabili sono meno messe in conto, da clienti, sistema fiscali e sociale.

"In ogni caso, anche per l’attuale realtà italiana e per i settori, non si lavora affatto meno, ma ci si può gestire - a volte - con elasticità che aiutano la vita.


Trovi anche tu nel web una sorta di luogo in cui potersi ritrovare professionalmente magari pure reinventandosi?

Il web è stato la mia àncora, sempre.

Personalmente non credo sia una questione di “reinventarsi” quanto proprio di sviluppare un approccio in continuo movimento, a ciò che si è, a professionalità e abilità, conoscenze e relazioni, idee e progetti. 

Nel web puoi finire ovunque, che sia un social, un sito, un forum, un portale, un commento e così via, e in ogni approdo puoi trovare qualcosa che prima o poi ti tornerà utile. 

"Certo, dipende sempre da te, da cosa ascolti, assorbi, colleghi e recuperi.


Dopo anni di comprovata esperienza che visione hai del web ma soprattutto quale versione (storia)  sceglieresti di raccontare ad un apprendista storyteller? 

Direi: entraci. E fai di tutto. Leggi, sbircia, condividi, commenta, racconta e studia tantissimo e di tutto. Appassionati. Trova il tuo modo per perderti. Assorbi ogni stimolo, le storie sono ovunque, anche nello sharing più banale, a volte. 

E le storie non ti arrivano solo attraverso strumenti e studi teorici (comunque fondamentali per avere solide fondamenta su cui costruire). 
Le storie ti arrivano se ci metti del tuo, se impari l’ascolto continuo, se incameri ciò che hai registrato e arrivi a recuperarlo al momento giusto.

Il web non è né Bene né Male, è l’uso che ne fai a delineare la tua storia e il tuo modo per entrare, elaborare, costruire e perfezionare storie applicando anche tecniche di stortyelling

Ma lo storytelling, specialmente nel digitale, ha sempre più bisogno di immaginazioni, esperimenti a volte. 
Servono pizzichi di coraggio, a tratti, per innestare strumenti, tool e risorse a seconda del contesto specifico e delle finalità. 


"Dunque resta aperto, cedi a qualche “colpo di testa” e impara anche dalle cadute e gli scivoloni.


Ritieni che per lavorare online bisogna amare il web, esserne appassionati o anche freddamente distaccati?

"Onestamente credo che in generale se fai un mestiere che non ti suscita alcunché, in ogni caso il risultato, anche in buona fede, sarà inferiore alle possibilità.

Il web e il digitale sono totalizzanti, in taluni servizi a mio avviso se non ti ossessiona un po’, rischi o l’esaurimento o la saturazione, in ogni caso diventa difficile (forse impossibile) svolgere servizi in target.


Comunque non sono adatta a rispondere alla domanda, il distacco è qualcosa che non mi appartiene troppo… :-)




Man a mano che procedevo con la lettura dell'intervista è cresciuto in me una profonda voglia di dire: WOW!!!

Finalmente un'intervista che questa volta mi ha piacevolmente sorpreso/ stupito andando oltre la pura formazione tecnica per approdare su ben altri lidi, ben più importanti dell'animo e del fare umano e sono certo che sortirà lo stesso effetto anche su di voi!

So' per esperienza che quando formazione continua, competenza e valori umani si incontrano ciò che ha atto è una sorta di evento/ fatto magico in grado di cambiare se' stessi e le cose che ci circondano e Barbara Gozzi ha questo mix intriso di potenziale ad alto numero di ottani dalla sua, una vera e propria implosione di energia per la formazione!

Ha la visione e la carica perfetta per cambiare le cose intorno a lei e più in generale l'approccio giusto per essere un punto di partenza da cui far iniziare per poi traghettare il cambiamento nel web e farne così di riflesso: luogo di incontro, crogiolo di valori e punto d'incontro come di zona ad alto potenziale per la mutazione professionale.


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Grazie Barbara per questa preziosa occasione formativa e complimenti!