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venerdì 4 novembre 2016

Blogging e chiavi di lettura

chiave di lettura interpretazione blogging semantica
Utilità questa è la parola-comandamento-monito che si sente sempre in fatto di blogging e dei contenuti che esso deve produrre ma la semantica ed il suo fascino perverso dove la mettiamo?

Uno tra gli aspetti che più mi affascina del fare blogging in particolare e della scrittura più in generale è la possibilità di infarcire il testo di molteplici chiavi di lettura, alle volte mi piace pensare che gli altri possano riuscire a decifrarne alcune addirittura a me segrete che non si palesano ai miei occhi sul modello della nota giornalista che intervistò Jim Morrison e che dai testi delle sue canzoni capì che aveva mentito sulle sorti dei suoi genitori dichiarati defunti, se ricordate la sua frase ripresa anche nel film di Oliver Stone era: "..è scritto tutto nelle tue canzoni, baby.."


Quando visualizzo in un'immagine la comprensione di un testo vedo un bussolotto di plexiglass in cui esistono diversi livelli di percezione dati dalla sua trasparenza sul contenuto misurati da una scala graduata sovraimpressa sulle sue pareti; ciò che emerge prima sulla superficie sono i significati superficiali mentre sul fondo staziona come si cela asseconda della prospettiva ciò che vi è di più profondo, tra i due estremi, invece, tutte le possibilità tante quante sono i lettori, le loro menti, i loro gusto al di fuori di ogni stereotipo classificatore che vorrebbe creare solo per contro rigide tassonomie.

Questo senso di indefinibile è ciò che mi spinge a non demordere e non smettere di credere in un testo la cui matrice di decifrazione sia da nascondersi nella complessità mentre il processo di disvelamento per raggiungerne il nucleo è il meccanismo che + mi intriga.



Senza serratura da aprire non c'è chiave che tenga!
Dopodiché le metafore ed analogie scivolano via facili facili ad esempio l'idea della chiave, le porte della percezione sono già sufficienti a fare chimica o sangue che dir si voglia anche al meno fantasioso degli utenti. Scavare nel senso alla ricerca dei significati nascosti reconditi a tratti velati è un tarlo che mi divora la mente ogni qual volta intraprendo una lettura (fama a parte che la precede) e si rivela più impegnativa di un post del buon +Salvatore Aranzulla  anche se sono pienamente consapevole di quanto sia difficile scrivere facile e quanto lavoro consti e comporti per raggiungere una semplificazione parossistica del testo al fine di renderlo di semplice comprensione e veloce da leggere è comunque evidente che la sua finalità mira a nascondere il meno possibile a vantaggio della massima esplicitazione concettuale per dare istruzioni precise, chiare e dannatamente efficaci.

Il suo successo si misura pragmaticamente mentre ciò che cattura il mio interesse è l'indefinibile nascosto dietro l'utilità di un post importante ovviamente ma non necessariamente ecco se devo trovare un difetto alle nicchie online è proprio questo ovvero di giocare troppo poco se non per niente con la capacità d'interpretazione come ritengo ancor più snervante e svilente questa storia di dover necessariamente ridurre il linguaggio ad una versione quasi infantile per via della fugacità tipica del consumismo di contenuti che avviene online.

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Va bene aver adibito il web alla mera funzione di enciclopedia votata all'informazione il cui unico fine è dare una spiegazione/ soluzione ma così facendo escludiamo quel "molto di più" che proprio noi italiani possiamo dare alla grafica ed alla parola scritta dallo style saturo di sfumature e denso di declinazioni più di ogni altra lingua.


Perché la complessità non paga-rende
E certo non voglio non portare rispetto alle piramidi rovesciate, le introduzioni calibrate a furbo, contenuti ultra-terreni codificati o subliminali che siano e le tante altre malizie dai risultati comprovati ma neanche fermarmi alla loro egemonia altrimenti succube della loro azione schiavizzante sui blogger per effetto di una polarizzazione dilagante finirei a scrivere per il mio blog alla pari di come sono costretto a fare per lavoro o quasi perché in fondo se ci penso per fare content marketing sono sempre più orientato a scrivere dei mini temi che poi sono solito editare per dare loro infine la forma di un post. Suvvia blogger siate perlomeno un po' + enigmatici, non fatevi abbindolare da coloro che per giustificazione adducono la motivazione data dal poco seguito causato dalla complessità del linguaggio in uso sui blog, in Italia la vera causa che persiste rispetto al mercato americano è il problema dell'esiguo numero a prescindere di utenti afferenti ciascuna nicchia online. Piuttosto la questione ruota intorno alla difficoltà di generarne di nuove e richiamarvi dentro nuove cerchie d'appartenenza di utenti.

Un problema non da poco per un freelance, il blogger che mira al sostentamento generando qualità attraverso i contenuti e la cui economia di esercizio corre il serio rischio di non essere equamente ripagata a causa delle ragioni appena addotte. Purtroppo il rapporto tra successo e qualità prodotta è assai basso e non matematico senonché pressapoco inesistente.


La semantica può essere una nicchia online?
Non so se sia sufficiente una nicchia online mentre invece sono certo che valga la pena per noi blogger scrivere anche un po' più complesso, rischiare sui nostri blog proprietari se non per annoiare perlomeno per non annoiarsi.
Prendete le interviste agli pecialisti web ecco io vado pazzo per quel genere di risposte che non ti aspetti date in barba a tutte le aspettative attese quelle che fanno un risciacquo celebrale, danno da pensare e nella migliore delle ipotesi generano uno scossone, una sorta di corto circuito del pensiero a cui segue un reset degli schemi mentali a volte anche troppo rigidi e resilienti del nostro pensiero.

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Infine a me piace vederla precisamente così in merito alla semantica ad uso/consumo del blogging, ovvero che se i lettori proprio non capisco un significato perlomeno potranno dare un senso con quello successivo! Quindi, coraggio che aspetti fanne un post!

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