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giovedì 9 marzo 2017

Intervista a Piero Babudro Digital Content Designer | Web Marketing Specialist

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Intervista a Piero Babudro di 'SegnaleZero.com' autore di 'Manuale di scrittura digitale creativa e consapevole' su: web writing, copywriting, personal branding, formazione, comunicazione, social media, blogging, social networking, scrittura creativa.

Questa intervista è per tutti quelli che ci vorrebbero vedere assoldati alle macchine, schiavi dell'algoritmo e dipendenti dai numeri e le statistiche a loro annesse e connesse oltre che assuefatti al volere delle masse, altrimenti dette "popolo web" pronto a crocifiggerti nelle vesti di autore di contenuti quando non assoggettati totalmente al loro volere ed aspettativa o peggio a farti proprio fuori se essa dovesse risultare non soddisfatta.

Ecco l'intervista a +Piero Babudro di www.segnalezero.com non centra niente con tutto questo, le domande che gli ho posto invece mirano solamente al divertimento, a divertirci ed a divertire, perché lo sento un autore che ritengo innanzitutto un "socio in armi" - per dirla alla Irvine Welsh - con cui provo una certa fratellanza e comunanza d'intenti spesa a difesa dei contenuti creativi che sono tutto tranne essere assoggettati alla scrittura fredda, frigida ed impersonale come si conviene a quella fatta a macchina per le macchine.

Perciò se vi aspettate uno schema sappiate che non ci sono schemi, se invece un modello da imitare/esibire nemmeno, mentre se pensate che il lavoro fatto sia inferiore perché libero da preconcetti, conformismi e vizi vari beh vi sbagliate perché quando è da catalogarsi alla voce creativo di solito impone una razione doppia se non tripla di impegno.
La creatività d'altronde non è sempre figlia dell'improvvisazione, è ricerca parossistica e maniacalità ossessivo-compulsiva nella cura del particolare in visione di un risultato appunto tra virgolette originale. Quindi se sei arrivato qui solo per farti una sveltina con il contenuto non è detto che tu non sia nel posto giusto, basta che salti direttamente alle domande e vedrai che se il tuo scopo è divertirti non resterai deluso.. o comunque noi ci abbiamo provato 😎.

Se invece ci criticate, beh allora avete ragione voi, la scrittura creativa non esiste, con il web non può convivere ed esiste sono nelle nostre menti allucinate!


Allora Piero non resisto in questa battaglia che imperversa tra macchine e web writer chi sta avendo la meglio?

Al momento stanno vincendo le macchine, ma il mio allibratore di fiducia dice che il pronostico è destinato a cambiare.


Lo so come da consuetudine avrei dovuto chiedertelo prima, ora dicci pure: di cosa ti occupi?

Racconto aziende utilizzando i canali digitali. Mi occupo della strategia di comunicazione di imprese, associazioni ed enti e le aiuto a trasformare il loro potenziale, spesso inespresso, in contenuti che funzionano. In più mi occupo di formazione e insegno presso l’Istituto Europeo di Design.

Sei consapevole che se scrivi bene ma non assoggettato al volere degli algoritmi presto finirai inoccupato, o invece covi ben altri progetti? Insomma, sei un tipo tosto e sveglio quindi mi viene da credere che la sai lunga tanto da avere un piano, o sbaglio?

In verità domani sarà più probabile finire inoccupati perché sostituiti una macchina progettata da un ingegnere a basso costo che vive e prega dall’altra parte del mondo. Quanto al piano, i miei complici mi hanno intimato il silenzio. Per ora 😉


È appannaggio delle menti più lungimiranti avere uno sguardo sempre teso al futuro come piace dire a me proiettato sul progettare e pianificare sul lungo termine per contro la filosofia opposta ha radici ben solide nell’immediato e poco nell’avvenire in quali dei due atteggiamenti ti riconosci di più? Istintivo, riflessivo o entrambi? Come si fondono nella scrittura? Il tuo agire nel web verso quale prospettiva è volto prevalentemente? E vi è un distinguo dalla vita in presenza?

Questa è una delle più belle domande che mi abbiano mai fatto, giuro! La questione è la seguente: essendo governato da Terra e Fuoco, in me convivono due poli fatti di concretezza e passione. Il primo spinge per la massima rifinitura dei testi, il che porta a dilatare i tempi e anche a percepire la durezza delle parole. Il secondo, tipo fiamma ossidrica, mi obbliga a scrivere velocemente e senza accendere il pensiero. È un flusso. Vedila come una carrozza, ma io non sono il cocchiere. Se parliamo invece di scrittura per i miei clienti – ossia tutto quello che non è il mio blog, i miei quaderni o altro – entra in gioco un Terzo Uomo che prova a mixare il meglio delle prime due, tenendo sempre ben presente le necessità del cliente e del suo pubblico. Quando arriva il Terzo Uomo, io sparisco. Sul Web non ho obiettivi, se non quello di condividere i miei pensieri e di imparare dagli altri. Non c’è nessuna strategia. Non sono un influencer, non aspiro a diventarlo. Sono contento di quello che arriva: quando è abbastanza, è tutto ciò che ti serve.


Ritieni sia necessario per lavorare nel web maturare una sorta di doppia personalità una per il digitale e l’altra analogica?

Sarebbe bello avere solo due personalità dentro di noi. Le cose sarebbero molto più semplici e andremmo d’accordo, tutti e tre.


Un posto nella resistenza - temo che solo a dire così ci penalizzeranno come minimo nell’indicizzazione-posizionamento - c’è anche per me?

Sei hai più di 18 anni, sai usare una tastiera o una penna e ritieni che il bello di quest’epoca sia utilizzare le tecnologie di comunicazione e non finirne asserviti per alimentare una qualche fallace idea di te stesso, sei uno dei nostri.


Cosa intendi quando parli di scrittura consapevole?

Me l’hanno chiesto anche l’altra sera, a Roma, durante la presentazione del mio libro “Manuale di scrittura digitale creativa e consapevole”. Per me la consapevolezza ha diversi livelli: il primo è comprendere il rapporto Autore-Lettore, due figure che hanno reciproci diritti e doveri. Il secondo è comprendere che le parole sono armi e che possono modificare in modo irreversibile il percepito di chi legge, ma anche di chi scrive. Il terzo è capire che le emozioni provate e percepite durante la scrittura impregnano le parole e si trasferiscono, per osmosi, al lettore. Nel momento in cui comprendi – e io ci sono arrivato da poco tempo, dopo anni di pratica e studio – che non c’è nessuna differenza tra te e i tuoi testi, tra te e il mondo che percepisci, ma anzi che se non ci fossi tu il mondo non esisterebbe, ecco, quella è la cintura nera del copywriter consapevole. Ma l’esercizio vero inizia in quel momento. Lì cominciano le prove vere. Mi spiego: una volta un mio studente mi fa: “Scrivo per me stesso perché così fisso le emozioni!”. Istintivamente la piccola cintura nera che è in me gli ha risposto: “Bene, allora prova a scrivere un breve saggio personale su cosa c’è, secondo il tuo punto di vista, DOPO le emozioni”. Non sapevo dove sarebbe potuto arrivare, ma so che quell’esercizio gli ha fatto molto bene.


Ritieni il processo di scrittura potenzialmente catartico per la strutturazione del pensiero e della personalità umana?

Da migliaia di anni l’arte, la filosofia e la religione si scervellano su amore, vita e morte. Ed è un bene. Noi siamo solo un elettrone di questo rebus gigante.


Esiste un modo per ingannare i motori di ricerca attraverso la manipolazione del media testuale in modo tale da far passare la bella scrittura e ottenere lo stesso ottime performance?

Non so cosa sia la bella scrittura, purtroppo non so rispondere. Vedi, io mi occupo di parole, ma non sempre ho le parole giuste.


Ma perché se le macchine generano freddezza e disagio siamo portati ad immaginare un futuro conflittuale ed apocalittico? Non potrebbe essere che a fronte di una progressiva semplificazione della scrittura la comunicazione diverrà così più asciutta ed essenziale e non per forza peggiorativa?

Non sono le macchine a peggiorare la scrittura. Le macchine sono state costruite da noi, a nostra immagine e somiglianza. Siamo noi le macchine.


Non ti senti un po’ anacronistico, datato e fuori dal tempo a sostenere le tue tesi sulla scrittura? Se non come un romantico uomo d’altri tempi alla pari di un Terminator vecchio ma non ancora obsoleto?

Non amo chi tace e acconsente.


Se di fine dobbiamo parlare per mezzo del trionfo delle macchine riuscirà la creatività a salvarci? La fantasia è la sorella in armi, o anche lei verrà deportata nei server della Silicon Valley, perché a me ad ora sembra già condannata ai lavori forzati.

Se per creatività intendiamo silenzio e presenza a noi stessi, allora una speranza c’è. Altrimenti prepariamoci tutti ai lavori forzati.


Il blog è anche uno strumento per fare formazione oltre che comunicazione? Che rapporto hai con la formazione e che relazione vi è con il tuo lavoro?

Altra bella domanda! Anni fa in un’intervista mi chiesero la stessa cosa: risposi più o meno che ero arrivato a un punto in cui, per molti aspetti, comunicazione, consulenza, formazione e insegnamento si erano fuse in un percorso comune. Oggi, a circa cinque anni da quell’intervista, aggiungo che ogni lavoro ha senso, significato e direzione se sa connettere gli altri a noi stessi.


Viene prima la comunicazione o la formazione? Esiste una subordinazione tra le due? Ancora, chi è sotto chi? … Nel senso sembra anche a te che la comunicazione sia un settore disciplinare un tantino dominante?

Accantonata, o quasi, l’idea di un progresso materiale e infinito, ci siamo dedicati a produrre beni immateriali, informazioni, punti di vista. Normale che la comunicazione – ossia il mettere in condivisione questi elementi – sia predominante.

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www.segnalezero.com

I social media: ecosistema digitale crogiolo di sinergie umane atte ad incrementare il capitale umano o non luogo la cui capitale si chiama povertà d’intenti che fa provincia con la depauperazione dell’animo umano?

Siamo noi a decidere. Il primo errore del grande entusiasmo per i social media è stato divinizzarli, al punto da farli diventare più importanti di chi li vive. Se decidi che per te i social sono un ottimo strumento per crescere, lo saranno. Se decidi di abbuffarti di bufale, notizie tendenziose, uno vale uno e !!1!!1!, ti porteranno ciò che chiedi.


Quanta condivisione di contenuti spontanea vedi nei social media?

Tantissima. Dato che li uso anche per il marketing delle aziende di cui sono collaboratore, posso dire che sono il miglior strumento di sempre per mappare i desideri espressi e non della collettività.


Empatia, curiosità, consapevolezza, condivisione anche tu sei afflitto dalla sindrome del personal branding che coglie i sognatori? O invece hai i piedi ben piantati in terra?

Piedi ben piantati per terra. Il miglior personal branding. Porta risultati a lungo termine, ma duraturi.

Il metodo di cui parli per fare content marketing sicuramente è un tuo marchio di fabbrica ma è anche una formula segreta che non puoi assolutamente svelare o vuoi darci qualche succulenta anticipazione/spunto per attrarre nuovi discenti-discepoli?

Nel mio libro parlo di Prassi e Atteggiamento. La prima riguarda la composizione del testo, lo studio della sua struttura ed è accompagnata da una tonnellata di esercizi molto interessanti. Il secondo è invece una riflessione sul ruolo di scambio giocato dal testo inteso come istanza comunicativa. Questi sono due punti molto importanti. La mia riflessione riguarda la demolizione delle barriere mentali che, ingiustamente, dividono giornalismo (o scrittura informativa), copywriting e scrittura creativa. Infine, credo che la creatività intesa come la capacità seriale di sparare fuori idee a ripetizione, un po’ come vanno cianciando molti creativi d’agenzia, sia una storia buona per gli anni ’80. La vera creatività risiede nel silenzio, nell’impegno, nella tenacia.


Cosa rappresenta per te la scrittura? E le parole? È intimità o dolce alienazione?

La scrittura  un dolce richiamo e una cosa da cui non posso liberarmi. Le parole hanno una doppia natura: sono la porta per disegnare stati d’animo, persone e situazioni, ma allo stesso tempo tradiscono. Una parola non è mai ciò di cui parla.


Esiste un paradosso nello storytelling?

Che tanti ne parlano e pochissimi sanno cos’è.

Esiste una forma perfetta nella sintassi del copywriting?

Se esistesse allora sì che saremmo inoccupati!


Quanto tempo dedichi quotidianamente alla scrittura?

Tre quarti della mia giornata lavorativa e qualcosina in più per me. Ma non è il tempo a fare la differenza.


Dopo più di dieci anni di esperienza a fianco di aziende e agenzie che opinione ti sei fatto di loro e del loro modo di lavorare, più in generale del web e di riflesso dell’immagine che esse danno affinché vengano intese come professionali?

Il mio lavoro mi ha permesso di conoscere grandi professionisti. Nel nostro paese ci sono grandi eccellenze, questo è vero. Ma il salto di qualità sarà possibile solo quando ci libereremo per sempre di domande tipo “E che ci vuole a scrivere?” oppure “E che ci vuole a gestire i social media per un’azienda?”.


Si può essere blogger ed autori liberi ad oggi nel web? Mentre tu come ti ritieni?

Mi ritengo un professionista che vuole dare sempre il 100% e crescere assieme ai miei partner di progetto.


Che ne pensi di tutti quei contenuti sui 10 consigli come, il segreto di.., ecc.?

Piacciono agli editori perché generano clic, piacciono ai lettori che vogliono ammazzare il tempo in metro. Piacciono meno a giornalisti e copywriter che hanno studiato anni per finire a scrivere “I dieci segreti per farla impazzire a letto”.


Concludiamo con 3 motivi +1 perché un appassionato/a di scrittura dovrebbe comprare il tuo ultimo libro: 'Manuale di scrittura digitale creativa e consapevole'?

Ahahahahah. No, no! Finisce che poi mi ritrovo a scrivere articoli come: “I dieci motivi per cui dovresti comprare il libro di Piero Babudro”! 😄 E poi non è un libro, come dice la prefazione dell’ottimo +Matteo Bianconi. Anzi, forse il motivo è questo: compratelo, perché non è un libro.


Un lupo mannaro si uccide con una pallottola d’argento, per un vampiro invece è necessario un paletto di legno mentre per il lettore zombie che misure è necessario adottare?

La violenza mi fa orrore, specie quella perpetrata nei confronti delle creature della notte. Scherzi a parte, bisogna fare bene il nostro mestiere, non spacciare punti di vista provvisori per teorie assolute, essere chiari, sintetici, informare in modo corretto e trasparente. Non fare marchette. Non fare il simpaticone con il lettore. Non interromperlo. Lasciar decidere a lui se un contenuto gli interessa. La scrittura è ascolto: addestriamoci ad ascoltare.



CONCLUSIONI

Empatia, emozioni, immedesimazione quante volte avete sentito parlare in questi termini per creare contenuti coinvolgenti? Anzi facciamola più semplice, a questo giro voglio rendervi partecipi del mio modus operandi per redigere un'intervista, sono solito scrivere una introduzione in base alle impressioni avute prima di leggerla per poi passare alle conclusioni dopo averlo fatto.

Raramente come in questo caso sono riuscito a stringere ad un finale che avevo in mente come fosse già stato scritto sin dall'inizio dalla prima presa di contatto con Piero e per cui il 'messaggio' è il medesimo dell'introduzione sintomo che in un qualche modo le risposte non mi hanno cambiato ma dato solo conferme oltretutto divertendomi per un contenuto che mi ha stimolato senza intaccare in alcun modo aspettative e prospettive formative che come vedrete a lettura ultimata saranno tutt'altro che deluse, altro da aggiungere?

Uso un messaggio in codice - con i complimenti a fare da sfondo - :"Piero Babudro, con questo post abbiamo trovato l'antidoto per combattere l'esercito delle 12 scimmie."
🙉➪🙊➠🙈

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