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giovedì 25 maggio 2017

Come diventare un blogger autorevole | Federico Vs Antonio = post a 4 mani

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Sono a terra lo ammetto mentre tutti gli altri blogger non fanno che ostentare risultati e ingaggi da capo giro le mie strategie non portano i risultati sperati. Insomma i miei sforzi profusi non pagano!

In ogni dove trovo suggerimenti da parte di marketer aggressivi che mi colpiscono da tutte le parti persino al di sotto della cintola. Oramai paiono essere un coro piuttosto che una voce che all'unisono mi dice: "Colpa tua e del tuo modo antiquato di fare blogging, non ti sai vendere!"

Nel mentre voglio dargli ad intendere che venderò cara la pelle ma sono già ricorso ai ripari..

Difatti, ecco cosa ho combinato giusto qualche giorno fa.. quando ho inoltrato il mio mayday mayday.

Eppoi si dice che chi chiede aiuto sia già a metà dell'opera poiché è sintomatico della voglia di cambiare, quindi sono giustificato, no!😀?



Un blogger giù di corda, finisce alle corde


Ultimamente sul mio blog stanno sopraggiungendo suggerimenti preziosi come se piovessero.

Sono un blogger fortunato perché non è da tutti poter contare su di un network di specialisti competenti e altamente preparati in settori differenti che all’occasione si fanno tuoi collaboratori.

Non si sa mai quale iniziativa si celi dietro l’angolo: un nuovo progetto, la stesura di un contenuto come la realizzazione di un prodotto/servizio.

Insomma si respira un’aria propositiva e di formazione continua/permanente che mi stimola e aiuta a crescere.

Le collaborazioni servono a questo ma non solo... anche per mettersi in gioco e in discussione, oltre che ad apprendere nuovi modelli.

Ma per quanto sia facile a dirsi, a farsi è ben altra cosa...


Specialisti web: pareri che suonano come giudizi


Orgoglio a parte non nascondo che alle volte ciò che mi viene detto - alludo alle critiche costruttive - mi frizza peggio dell’alcol su di una ferita aperta.

Anche le pigrizie son paletti mentali che trafiggono il mio carattere e non mi aiutano certo a progredire.

Figuriamoci poi le resilienze quelle non fanno altro che darmi il tormento.

La contraddizione? Una parte di me ne è pienamente consapevole e inizialmente quasi trae sollievo dal sentirselo dire da qualcun altro.

Non è un appunto né una bacchettata anzi è un aiuto, mi dico, ma poi inevitabilmente avverto una stilettata al cuore.

Beccato in pieno in una delle mie tante debolezze.

Colto in castagna so che, adesso, per cambiare è necessario un cambiamento e quest’ultimo vuol dire sempre una e una cosa soltanto, tanto lavoro su se stessi.

E brucia, per Zeus se lo fa... Ma con il tempo, fortunatamente, ho imparato ad affrontare i cambiamenti non più come un problema bensì al pari di una virtù.

Ho anche appreso crescendo che un qualche retaggio del passato impiantato nel mio sistema operativo mi faceva reagire così, pur desiderando con tutto me stesso di migliorarmi sempre di più.

Così almeno per il momento tutto - le consulenze degli amici/specialisti - si traduce in una fitta, in barba a chi sostiene che non si possa sempre migliorare, tié!


Alla ricerca del  talento perduto


Sapete una cosa? Le mie attitudini le ho sempre vissute alla pari di una maledizione.

Se da una parte mi facevano sentire capace di poter far tutto, illudendomi, dall’altra non mi risparmiavano nella vita, quella reale, ripetute legnate all’amor proprio che poverino ne ha buscate fino a quando non ha capito che il talento può essere anche una fonte inesauribile di guai.

Quando non c’è un solido lavoro dietro, la creatività non porta ad alcunché, non si costruisce niente e le benedizioni se ne vanno a farsi friggere.

È una lezione triste che s’incastra con tanti altri aspetti.

Siamo esseri complessi e ridurre il tutto a una sola motivazione è un compromesso complicato.

Il talento è roba potente, ma se non incanalato può divenire anche una forza distruttrice anziché riuscire a costruire quindi si auto-annienta.

Chi crede che le persone intelligenti vivano di rendita o una vita migliore a ragione del proprio QI crede a uno stereotipo o a un mito romantico come quello dei poeti maledetti, degli artisti perennemente fatti ma più creativi, e “a genio e sregolatezza”.


Ritirata con disonore? Prima meglio una domanda


Ecco perché quando giusto qualche giorno fa Federico Chigbuh Gasparini specialista in business design e startupper mi ha detto, testuali parole in un commento sul mio blog:

“Caro Antonio, se abbandonerai le tue convinzioni limitanti, stante il tuo innato talento, in breve, sarai benestante.”

Non solo mi si sono drizzate le antenne al fulmicotone, ma poi mi ha colto un insolito senso di ansietà misto a irrequietezza.

Aspetto positivo, vuol dire che ha colto nel segno, ha smosso qualcosa e toccato qualche tasto che tira qualche corda che punta dritta alla motivazione, quella sana e costruttiva al 110%.

Ed io divento peggio di una marionetta.

Lo conosco bene sa il fatto suo e se mi dice qualcosa non lo fa certo a sproposito.

Sintomo che ha visto qualcosa in me.

Del potenziale, magari inespresso.

Insomma avverto l’attrattiva tipica che mi attacca alla curiosità peggio del ferro al magnete, della forza di gravità alla terra.

Le sue parole non tradivano l’aspettativa e alla pari di un fendente mi avevano mandato dritto al tappeto.

Con la guardia saltata, la mascella sovraesposta meglio appellarsi alla clemenza della sua magnanimità professionale che non reagire in tono di sfida.

Meglio non bluffare...

Perciò ho dato seguito alla sua domanda mascherando l’insicurezza che mi faceva tremare le gambe, con una controdomanda: ”Cosa intendi esattamente? A cosa ti riferisci, al mio lavoro di copywriter-blogger?”

Poi come al solito incrocio le dita e resto in attesa sperando che ciò che faccio vada già bene così, pur sapendo che non è possibile e presto dovrò mettermi al lavoro per correggere le malefatte, le approssimazioni, gli errori, le criticità... e quant’altro emergerà che proprio non va.

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Cosa limita il talento?


Noi stessi. La risposta può sembrare banale o scontata, ma non lo è.

Prendiamo, ad esempio, due calciatori dal talento indiscusso come Cassano e Balotelli.

La natura gli ha fatto dono di doti non comuni, ma la loro mente o meglio il loro dialogo interiore fa sì che i talenti di questi giocatori siano frenati.

Lo stesso accade anche a te, caro Antonio.

Sei un talento del copywriting come si evince anche da quello che hai scritto poc’anzi, ma sei frenato dal tuo dialogo interiore che ti rende insicuro dei tuoi mezzi e questo a quello che dici si riflette sul tuo lavoro.

Soffermare la mente sui propri punti deboli o presunti tali porta a cadere nella cosiddetta sindrome dell’impostore.

Questa spinge l’individuo a non ritenersi, inconsciamente, all’altezza del compito che svolge o del ruolo che ricopre.

La principale conseguenza, nel caso in cui si sia liberi professionisti, è che ci si vende male sul mercato.


Come superare la “Sindrome dell’impostore”


Un metodo, a mio avviso, molto efficace è quello di pensare in grande.

Visto che tutti noi sogniamo a occhi aperti, perché non farlo in grande?

Molte persone sono portate a pensare in piccolo a causa della “formazione” ricevuta in famiglia, a scuola, nel gruppo dei pari, in parrocchia o nella sezione di partito.

La mediocrità viene elevata a merito.

Chiarisco il concetto con un esempio.

A scuola chi eccelle nello studio viene chiamato “secchione” da coloro che non ottengono i medesimi risultati e, spesso, è emarginato dal resto della classe.

E, nei casi peggiori, vittima di bullismo.

Lo scopo del gruppo dei pari è di uniformare tutti su un livello medio.

Il loro obiettivo è quello di lavorare tutti un po’ meno e vivere tranquillamente il loro percorso di studio.

Quindi, vogliono riportare nei ranghi chi eccelle poiché è un benchmark per i professori.

“Mal comune, mezzo gaudio”, recita un antico adagio.

Il problema di questo modo di ragionare è la sua miopia.

La vita, alla fine, ti presenta il conto e non c’è gruppo dei pari che tenga.

E qui scatta un altro meccanismo pericoloso che è la mancata assunzione delle proprie responsabilità.

Quindi, la colpa del nostro fallimento viene proiettata all’esterno:

“Sono sfortunato”.

“Gli altri non mi capiscono e ostacolano le mie iniziative per invidia”.

“Lo Stato non mi agevola”.

“Ci sono troppe tasse. Quindi, non vale la pena provarci”.

Premesso che nella vita non si fallisce mai, ma si ottengono solo risultati diversi da quelli che si erano preventivati.

L’unico modo per ottenere qualcosa di significativo è quello di assumere le redini della propria vita nelle proprie mani e puntare al risultato più alto possibile fregandosene delle opinioni altrui che tendono a risospingere nella mediocrità.

Di conseguenza, bisogna puntare al dieci, cioè al massimo, se si vuole ottenere un risultato positivo.

Personalmente, sono molto ambizioso e quando le persone mi suggeriscono di volare basso non prendo nemmeno in considerazione il loro consiglio.

Guardo la loro vita e mi chiedo: “È quello che voglio per me?”. La risposta è sempre una sola: “No!”.

Ecco, perché non li ascolto.

Non sono nato per fare una vita mediocre.

Magari, non riuscirò a realizzare tutti i miei sogni ma, almeno, vivrò una vita senza rimpianti e morirò con la consapevolezza di averci provato.

Questo mio atteggiamento attira a me persone altrettanto ambiziose e visto che noi siamo il risultato della media dei cinque individui con cui trascorriamo più tempo sono sempre stimolato a migliorarmi sempre di più.

Un po’ come il gabbiano Jonathan Livingston.


Veniamo al dunque, ovvero: conclusione


Fatta questa doverosa premessa le risposte alle tue domande, caro Antonio, sono le seguenti:

  • Il mio commento si riferiva al fatto che alcuni post che ho letto sul tuo blog sono dei veri e propri autogol poiché buttano giù la tua immagine anziché elevarla.
  • Questo viene percepito dal lettore/potenziale cliente e fa sorgere nella sua mente la seguente legittima domanda: “Se neanche lui crede in se stesso, nonostante il suo evidente talento, perché dovrei sceglierlo come copy per il mio progetto?”.
  • Dare un’immagine onesta ma vincente di se stessi aumenta le chance di portare a casa dei bei progetti aumentando così il proprio fatturato.


Che legnate, eh eheheh 😁 nevvero? Ma anche no! Nel blogging è quasi sempre una questione di chiavi lettura decidere di vedere o attribuire ad un contenuto un senso/significato è una responsabilità che esula dall'autore, il quale, invece può al massimo tentare di porre il lettore al centro di una stanza fatta di specchi e lasciare alla sua percezione le interpretazioni semantiche in cui si sente di riflettersi.

Spetta a lui la responsabilità mentre a noi autori è più indicata quella di concertare, orchestrare al massimo presidiare una storia. 

Il resto ciò che rimane fa parte della girandola di ruoli in cui può calarsi il blogger per divertirsi, prendersi poco sul serio pur facendo cose dannatamente serie e prestarsi così a quel meraviglioso gioco che è creare contenuti. Sempre che trovi partner abbastanza "folli" ed altrettanto bravi-disponibili come Federico che lo assecondino e abbiano la capacità di fare sparring a livello professionistico. 😉


+Federico Chigbuh Gasparini con i suoi preziosi suggerimenti/ competenze lo trovate sul suo blog insieme a tanti contenuti interessanti di valore, oltre a tante interviste visto che come me ha il pallino di intervistare tutti i migliori specialisti web. Fate come me non esitate a contattarlo ne va della vostra carriera!