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martedì 23 maggio 2017

Intervista a Matteo Pogliani marketing communications specialist-manager

intervista matteo pogliani influence marketing
Intervista a +Matteo Pogliani su: blogging, comunicazione, formazione, influence marketing, content marketing, personal branding, social networking, copywriting.

Giuro che nel caso di questa intervista nutrivo qualche perplessità, ma non nei confronti dello specialista web che andavo intervistando bensì nei miei confronti. Continuavo a chiedermi se sarei riuscito a porre le giuste domande con l'intento/ fine ultimo di far emergere verità in merito all'influence marketing e magari a rendergli una visione sbilanciata a favore delle luci rispetto alle tante ombre che lo popolano e ahimè almeno per il momento ne fanno un settore molto discusso e chiacchierato..

Interrogativi da timore reverenziale a parte nei confronti della figura del influence marketer questo contenuto nato dalle risposte di un esperto di influence marketing fa chiarezza sui dubbi, le nebulose e leggende web che girano intorno al settore percepito spesso poco chiaramente e ancor meno conosciuto.

Come spesso accade nei confronti di alcuni ambiti tecnici online si pensa subito alle stregonerie, scorrettezze e scorciatoie varie e poco al duro lavoro la serietà, l'abnegazione, le scelte oculate, le strategie ed il sacrificio quindi ai valori quelli più veri, preziosi, autentici ed importanti per costruire il futuro ed un avvenire progettato sul lungo termine per Internet.

In questo senso le risposte di Matteo Pogliani richiamano senso e danno profondità a tutta la questione rendendo grazie, infine, ad una visione etica e trasparente della professione oltre ad offrire a noi un quadro conoscitivo sulle competenze necessarie per fare in content marketer assai chiaro ed esaustivo.

Quando dico queste ultime due parole - etica e trasparenza - mi luccicano gli occhi e la mente si illumina di idee, buoni propositi, fiducia ma sopratutto speranza. Da inguaribile romantico penso già ai progetti futuri. Ad ogni modo adesso è giunto il momento di chiudere questa introduzione-presentazione per lasciarvi all'intervista visto che anche una sola parola dell'intervistato vale più di 1000 delle mie.



Ciao Matteo come da consuetudine ti va di iniziare parlandoci del tuo percorso formativo e di cosa ti occupi attualmente?

Innanzitutto ciao a tutti e grazie per questa splendida chiacchierata. Partiamo dal passato. Il mio percorso è passato da una laurea in lettere ed un master in marketing e comunicazione, per poi affinarmi con parecchi corsi di specializzazione sul mondo digital.
Oggi tutto questo mi ha portato ad essere socio in un’agenzia di comunicazione, Open-Box, e al ruolo di digital strategist.

Per il resto tanta scrittura online tra il mio blog, matteopogliani.it, ed altri che mi hanno dato fiducia.


Perché hai aperto un blog e qual’è l’uso che hai trovato funzionale a svolgere la tua professione online?

Per me era importante esserci. Avere uno spazio mio dove mettermi alla prova e dimostrare le mie competenze. Lo ammetto, è partito per gioco, ma lentamente è diventato uno strumento unico per mostrare le mie capacità e costruire, attraverso il personal branding, una reputation positiva.


Quante ore dedichi al giorno alla scrittura?

Dipende dagli impegni, ma cerco sempre di scrivere almeno un paio di ore al giorno. Non sempre è possibile, ma cerco di non allontanarmi mai da questa passione, che per me è lavoro e modo per rilassarmi.


Non ho potuto fare a meno di notare ed ascoltare i tuoi podcast, quale motivazione ti ha spinto ad adoperare questo format e come ti trovi? Che riscontri stai avendo? Ma soprattutto farli, ti diverte?

Cerco sempre cose nuove da testare. I video li facevano tutti, mentre i podcast sono uno strumento usato, ma non abusato. Li trovo poi più “caldi” rispetto ai video. Per questo mi piace molto sentirli, è come avere una persona accanto.

Il riscontro è stato buono, anche se i tanti impegni degli ultimi mesi non mi permettono di farne quanti ne vorrei. Sono agli inizi e serve tanta tanta pazienza. Così come ho dovuto avere per il blog. Solo col tempo si crea quel gruppo di utenti fidelizzare che ti seguono e supportano costantemente.

Fare i podcast sì, mi diverte molto, ma necessita anche di molto tempo. Per questo consiglio come primo step il blog: è molto più easy da gestire.


Quando produci un contenuto quanto lo fai per lavoro e quanto, invece, per passione?

Sono due componenti diverse, ma indissolubilmente legate. Ciò che faccio è per lavoro, per posizionarmi e poter trovare nuovi clienti, ma c’è anche tanta tanta passione. Penso che senza questa sia difficile realizzare contenuti davvero di qualità.


Per scrivere il tuo libro ‘Influencer Marketing valorizza le relazioni e dai voce al tuo brand’ quanto tempo hai impiegato? Capita anche a te di pensare con il trascorrere del tempo di aver omesso qualcosa che magari vorresti aggiungere adesso, penso  per esempio anche ad una evoluzione di settore che allora non c’era?

Sono stati 4 mesi intensi di scrittura. Un impegno bellissimo, ma davvero complesso da portare avanti nel mezzo delle tante attività dell’agenzia. Certo, qualunque cosa scriva dopo mesi la vorrei totalmente ribaltare. Così anche il libro. Sono tante le cose che vorrei implementare e migliorare, ma penso faccia parte del gioco.

Alla fine sono comunque molto soddisfatto di quanto fatto.


Mettiamo che io sia un blogger alle prime armi che inizia adesso a cimentarsi con il fare blogging ed il mio tema portante sia il copywriting; quale approccio mentale e che strategia digitale ti sentiresti di suggerire?

Cominciare con un obiettivo chiaro, ma non avere pretese. Partire per migliorare e affinare le proprie capacità, il resto viene dopo, deve venire dopo.
Da qui poi è fondamentale creare un network solido che ti legga e sostenga. Senza, alla lunga, è dura andare avanti.

Pensiamo sempre al lavoro, ma scriviamo anche e soprattutto per divertirci. Il blog è uno spazio nostro, diamo voce ai nostri pensieri.


Cosa ne pensi di questa tendenza tutta attuale di dare potere all’audience in cui non importa cosa dici, l’importante è essere seguiti a dispetto persino della qualità?  Una corrente da sfruttare o un modo inevitabile di finire nel fiume se l’influencer di turno vi si butta?

Ogni mondo è paese, così il digitale. La “fuffa” è ovunque e spesso attuare, ammaliando, più gente di quello che si pensi. Esserci ed apparire è fondamentale oggigiorno, ma non dimentichiamo mai che se l’obiettivo è, come spero, restare, non si può rinunciare alla qualità.

Perché potremmo forse “galleggiare” qualche mese, ma alla fine il castello di carte che creiamo crollerà.


Che valore apportano le interviste ai lettori come format da inserire nel calendario editoriale di un blog?

Sono molto importanti, perché permettono di offrire al lettore uno stile diverso dal solito. Sono poi uno strumento unico per creare un network con gli altri professionisti e da qui fare nascere relazioni rilevanti per noi ed il nostro lavoro.


Impari più nel ruolo dell’intervistatore o dell’intervistato?

Entrambi sono importanti, due facce della stessa medaglia. Senza buone domande è difficile esprimere contenuti importanti. Mi verrebbe quasi da dire che è forse l’intervistatore ad avere il ruolo cruciale. Anche perché se è bravo riesce ad “indirizzare” l’intervista, evitando scivoloni o situazioni che possono mettere in crisi chi parla.


Gli influencer sono tutto personal branding e social networking o vi è anche una discreta dose di fuffologia a giro?

Come ogni persona pubblica la capacità di “vendersi” è fondamentale, quindi anche la fuffa. La vera differenza è che non può essere tutto una bolla, serve sostanza anche, tanta sostanza. Se si gioca solo di colpi ad effetto si dura molto poco.

Matteo Pogliani intervista sito web blog
www.matteopogliani.it


A furia di influenzare non stiamo assistendo per caso ad una progressiva evanescenza del valore insito ed intrinseco nel ‘messaggio’ a favore di una valorizzazione parossistica del medium?

Ne parlavo tempo fa in un post. Il chi è ormai diventato importante tanto quanto il cosa. È l’autore che valorizza con la sua reputation e la posizione il contenuto, diversificandolo e valorizzandolo agli occhi degli utenti. Anche qui, serve il giusto mix: se non c’è qualità la strada sarà breve.


Ancora, avverti anche tu un depauperamento dell’animo umano in funzione dell’ecosistema che adopera vedi social media anziché un processo inverso ove lo strumento attraverso le sue caratteristiche intrinseche ne incrementi il capitale umano? In altri termini chi ha sorpassato chi? Noi la tecnologia o viceversa è quest’ultima ad offrire un potenziale intrinseco che non siamo poi in grado di usare?

È davvero difficile dirlo. Certo è che assistiamo a situazioni spesso borderline, al limite delle regole relazionali che hanno sempre contraddistinto il nostro stare insieme. Un equilibrio forse precario, ma con cui, piaccia o no, bisogna giocoforza convivere.
A me piace dire che la questione principale non è mai lo strumento, ma come lo si usa. Credo che se non ci fossero i social avremmo altro con cui “scontarci”. Una volta era la sola tv o la radio, il giornale al bare cc ecc.

Serve solo un po’ di equilibrio.


Se dico content curation a cosa pensi se posta in relazione con l’Influence marketing e la digital strategy?

Alla capacità di creare, attraverso figure che hanno un ruolo primario, contenuti capaci di rispondere alle esigenze dell’utente, qualunque esse siano. Informarsi, imparare, divertirsi.

Essere utili è la migliore strategia possibile, perché così creiamo un rapporto saldo e fidelizziamo.


Social networking ci dai qualche dritta per i lettori sempre riferita al blogging?

Cerchiamo sempre di capire la piattaforma che più si addice a noi e lavoriamo su quella senza rincorrere mode. I video ad esempio. Li fanno tutti, ma solo una piccola parte è davvero buona. Se non li so fare, non “buco lo schermo”, non sono a mio agio perché insistere. Meglio impegnarsi in altro, magari a me più affine.


Mi sono ritrovato nella tua idea - che oltretutto ho fatto anche io tempo fa sul mio blog - di mescolare musica e blogging, da dove ti è venuta questa ispirazione?

Adoro la musica e molto spesso scrivo ascoltandone un bel po’. Da qui il passo è stato breve: ho deciso di aggiungere un sottofondo musicale in tema col post. Un modo per caratterizzarlo e farlo mio.


Domanda per puristi: alla pari di un giocatore di basket anche un influencer ha un suo cerchio immaginario che quando oltrepassato è fallo o invece sei immune alle critiche degli altri specialisti web?

C’è sempre un limite e superarlo significa perdersi. Non si nasce influencer, lo si diventa col tempo e il lavoro. un percorso lungo e faticoso che non è immune a problemi ed interruzioni.
Sta qui la differenza: nel rispettare questo percorso e quel rapporto di fiducia che si crea con l’utente. Se lo infrango in poco tempo perderò la mia posizione con tutto ciò che questo porta.

Per questo dico sempre che un influencer deve anche saper dire no, evitando situazioni che possono danneggiare il suo percorso.


Prossimo libro: mettiamo sia il seguito di ‘Influencer marketing’, il numero 2, come lo vedi il futuro del settore, diciamo nell’arco dei prossimi 3 anni e quali dei trend attuali credi si affermino tanto da avere una vita così lunga da arrivare a durare e coprire un così lungo periodo di tempo?

Si dovrà puntare sulla trasparenze e l’etica, ciò che oggi è totalmente assente. Un piacere perché così la vera differenza tornerà ad essere la qualità dei progetti che si fanno, eliminando tutte quelle figure nate e nutrite dalla bolla del momento, ma che poco, pochissimo danno al sistema.

L’influenza di alcune figure c’era, c’è e sempre ci sarà. magari cambierà la forma o gli strumenti, ma non cesserà di esistere.


Nelle conclusioni di Matteo Pogliani ho avvertito un messaggio importante che a mio avviso dona chiarezza ad un settore quello del influence marketing non esente da una fitta coltre di dubbi in merito all'attendibilità degli specialisti che vi operano. Poi sono felice di aver incontrato e conosciuto meglio un professionista web che crede nei medesimi valori che fanno da capisaldi per chiunque si cimenti con la produzione di contenuti online rispettivamente intrinsechi alla volontà di informarsi, imparare, divertirsi. Quindi chiudo con il passare dagli ovvi complimenti ed i sentiti ringraziamenti al farti i migliori auguri per un futuro brillante che vedi così nitidamente e che hai intenzione di costruire in altrettanti modi chiari e trasparenti e con cui mi sento una partecipata e compartecipata comunione d'intenti per un web migliore e sempre più di valore.

Grazie Matteo e a presto! 😉


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